Una notte, folle un futuro incerto e felicitá a momenti

Una notte, folle un futuro incerto e felicitá a momenti
Ho seguito il consiglio delle mie amiche, loro non sbagliano mai. Mi sono divertita da matti, anche se quando sono rientrata la CapoCondimina mi ha fatto una scenata! Quando ho raccontato tutto alle mie amiche non ci volevano credere e ripetevano continuamente: davveroooo?? Con quattro “o” finali! Si, ha avuto il coraggio di accusarmi delle peggiori cose, che ero ubbriaca, e non lo ero, che chissá cosa avevo combinato e, si ho combinato. Ma lui potrebbe essere l’Uomo della mia vita ha superato brillantemente le prime 30 domande. E poi lui é cosi carino, e non mi ha fatto domande di storia. Le mie amiche mi hanno chiesto tutti i dettagli e questa volta alzavano gli occhi al cielo si ma dicevano anche “uhhhhhhh”!
Si se non fosse per quella rompiscatole della CapoCondimina sarebbe stata una serata perfetta, ma lei ha rovinato tutto!
Dopo, quando sono rientrata ci siamo scambiati messaggi di buonanotte e tanti messaggi carini e anche il giorno dopo il buongiorno, poi io gli ho scritto ma lui non ha ancora risposto. Secondo me lui é molto impegnato con il suo lavoro, ma secondo le mie amiche non é molto interessato, e io mi sto stressando e guardo in continuazione il cellulare se lui mi manda il messaggio per vederci, invece sono tutte notifiche di facebook che non mi interessano per niente.
Le mie amiche mi dicono di programmare i prossimi incontri ma io li ho annullati perche voglio rivedere lui. E le mie amiche in coro hanno detto “cosaaaa?” con quattro “a” finali e hanno alzato gli occhi al cielo. Secondo me domani mi manda un messaggio per rivederci. E comunque ho deciso di andare via dal condominio perche con quella pazza della CapoCondomina non si puó piu andare avanti. Potrei andare a vivere con lui, e le mie amciche quando gliel’ho detto, si sono guardate e hanno detto che assolutamente mi devono fare una lezione approfondita di relazioni nel 2017 al tempo dei social network, e io ho chiesto perché? Oramai so tutto su come usare facebook e tinder, e loro hanno alzato gli occhi al cielo.

La raccolta di poesie Ali di ferro ha preso il volo

La raccolta di poesie Ali di ferro ha preso il volo
É un’emozione complessa quella che sto provando nel scrivere questo post.
Gioia per essere riuscita a pubblicare e mettere sul mercato il mio primo libro di poesie “ali di ferro”. Un progetto a cui ho lavorato tanto e sul quale ho riflettutto a lungo, se la scelta di pubblicare era una vanitá o l’esigenza di condividere con tante donne la mia esperienza.Non c’é vanitá o ego ma il bisogno di condividere con tante donne che hanno attraversato temoeste o ancora ci sono in mezzo.
Gioia, perché scrivere aiuta ad andare avanti, e le poesie sono state pietre miliari che hanno segnato momenti cruciali e dolorosi dove non mi permettevo di piangere.
C’è anche un senso di solitudine e vuoto, perché sto lasciando andare questa creatura/progetto/parte di me, e che di me racconta tanto. Sto lasciando andare quella parte di me che ha cambiato pelle perché cambiare, evolvere é cambiare pelle, farne una nuova, adatta alla nuova situazione.
Un’altra emozione é la paura. Mi chiedo cosa troveranno i lettori e, prima ancora mi chiedo, le mie poesie troveranno i lettori a cui l’opera è destinata?
Provo anche tanta soddisfazione anzi di piú, quel senso di pienezza di quando si completa un progetto e si mette il nastro della festa. Pienezza per essere riuscita ad esprimere una parte di me che era sepolta sotto cumuli di consuetudini non scelte. Pienezza di realizzazione e ricchezza d’animo dopo deserti emotivi.
Tutte queste emozioni mi portano a condividere con tutti voi la mia pubblicazione. Le ali hanno preso il volo.
Queste ali seppure pesanti, sebbene siano di ferro, queste ali finalmente volano, ed io dopo quasi una vita, mi sento leggera.
Solo oggi capisco perché ho ricevuto queste e non quell’altro tipo, quelle leggere: dovevo essere bene attrezzata per superare venti di tempesta, per non farmi arretrare di fronte alle avversità per allenare la mia mente e il io corpo, e per volare sono necessari entrambi.
Vi invito a leggerla questa raccolta di poesie, ma soprattutto a suggerirla a tutte quelle persone che non credono si possa volare avendo a disposizione solo ali di ferro.
Con gioia scrivo questo post per celebrare con tutti voi la completezza di una raccolta di poesie che é il simbolo di una vita incompiuta, ma che con forza e determinazione puó compiersi raggiungendo quel volo sognato.
Ali di ferro è disponibile su tutti gli store on-line e su richiesta nella vostra libreria.
Sara disponibile a breve anche la versione ebook e molto presto sarà in tutte le librerie online la versione inglese perché ali di ferro ha tanta voglia di viaggiare, trovare i suoi lettori valicando confini, oceani, montagne e cieli senza barriera alcuna.

Lascio il condominio, faccio i bagagli, vado verso la libertá

Lascio il condominio, faccio i bagagli, vado verso la libertá.
Con la CapoCondomina non c’è nessun dialogo non lo cerco e non lo voglio. La decisione é presa. Ancora non le ho parlato e non ne ho parlato neanche con le altre.
Resteranno sicuramente a bocca aperta quando lo sapranno. Ovviamente! Nessuno se lo aspetta che io possa andare via di casa e che decida di testa mia.
La smetteranno di dire che sono una senza cervello e che non sa prendere in mano la sua vita, che ha la testa per aria e pensa solo a divertiirsi. Si da ail caso che la mia estate é un inferno e di divertimento nemmeno un assaggio!
Qui alla fine tutti parlano e si lamentano ma stanno sempre sotto le grinfie della CapoCondomina che fa il bello e il cattivo tempo.
Quindi ho preso una valigia un po’ vecchia, ce l’ho da tanto. L’ho spolverata e ho iniziato a scegliere i vestiti da portare e tutto quello che mi serve. Di fatto vorrei portare con me tante altre cose ma non so decidere cosa prendere e cosa lasciare.
E quindi sto li che guardo al valigia a meta e se ci penso le cose che mi servono di più sono le scarpe, il mio giubbotto di pelle preferito, la mia sacca e miei desideri.
A pensarci bene per godermi il viaggio bisogna partire leggeri così non è faticoso andare avanti e ho abbastanza spazio nello zaino per aggiungere ciò che trovo lungo il cammino. Sì, posso lasciare quasi tutto quá. Penso alle altre che resteranno che futuro le aspetta. Nessuno! Peggio per loro, che stiano pure a marcire tutte lí, nessuno ha mosso un dito per me.
Ho deciso che non andró a parlare con la CapoCondomina, le lascio un biglietto sulla tavola di cucina a destra dove lei fa la colazione. Cosi le faccio iniziare bene la mattina, il caffé le andrá di traverso. Un semplice biglietto senza tante spiegazioni. Non sono tenuta e non mi importa niente.
Ecco adesso che ho preso la decisione mi sento giá libera.
Si, partire è sempre positivo.

Appuntamenti mancati, l’amore, la solitudine e un tentativo di ribellione

Appuntamenti mancati, l’amore, la solitudine e un tentativo di ribellione
Ho tentato fino all’ultimo di convincere la CapoCondomina a lasciarmi andare agli appuntamenti.
Non si muove dalla sua posizione neanche di un passo. Le mie amiche mi hanno suggerito di andarci ugualmente anche senza il suo permesso, ma io lo trovo difficile. E loro mi hanno chiesto perche – perché lo scoprirebbe – e allora cosa mai potrebbe succedere mi chiedono le mie amiche? E io non so ma non è facile rispondo. Sì, si vede che non sono abituate alla CapoCondomina. Però mi fa troppa rabbia che lei decide della mia vita, che lei le abbia vinte tutte! Insomma io voglio trovare l’Uomo della mia vita e non stare dietro un lavoro come fa lei. Le ho mostrato le foto e esaltato tute le loro qualitá, e lei, guardandomi con quel sorrisino ironico mi ha detto sono proprio una ingenua – Credi ancora nelle favole e credi che gli uomini siano sinceri – ti aggiorno gli uomini sono tutti bugiardi loro mentono sempre.
Le mie amiche mi hanno detto che lei è scottato dalle esperienze precedenti. Ma questo non deve influire sulle mie scelte. Allora ho capito che rispettare le sue ideé negare le mie e farle credere che lei abbia ragione. Non posso farlo, non posso proprio permetterle questo!
Ciò che desidero e voglio, non posso perderlo per le sue idee sbagliate. La sua é una vita di solitudine, non vedo perché debba essera anche la mia. Io cerco l’amore quello con la A maiuscola quello che arricchisce la vita, voglio l’Uomo della mia vita con cui condividere i miei momenti futuri, belli e gioiosi e non morire senza aver vissuto con amore. Lei si renderà conto troppo tardi che la sua è una facciata, che che ha solo paura ma non è usando questo strategie che troverà la sua felicità. E se si arrabbia non mi fa paura non mi importa io devo pensare a me stessa quindi come hanno scritto le mie amiche ci vado lo stesso nei prossimi giorni con il primo della lista e voilà vediamo cosa ha da dire.

I conti non tornano al condominio 62

I conti non tornano al condominio 62
Ieri sera ho avuto il tempo di fare un po’ di conti, ma il conto non torna. Proprio per niente. Lavoro, lavoro e le scapestrate non fanno che spendere. Ma il conto non torna solo per le spese che loro fanno, ma per quello che non fanno. L’Eterna-Adolaescente di proposito ha incrociato le braccia. L’Innamorata sa fare solo una cosa: la piastra ai capelli, sprecando energia elettrica, che io pago! La Ribelle è sempre indaffarata con tutti i suoi fogli sparsi per aria. Non e mai chiaro cosa faccia e non capisco come ricordi quello che ha da fare perché secondo me è impossibile raccapezzarsi. La Poetessa, non parla, non dice, non fa e intuire cosa vuole neanche una chiromante riuscirebbe ad indovinare. Dietro i suoi pensieri non si sa cosa ci sia.
É tutto questo che non torna, non c’è collaborazione, condivisione. Visione, comune di un progetto. Così non si può più andare avanti. Quando le ho portate su, ho spiegato loro che avremmo dovuto lavorare, collaborando per raggiungere il nostro obiettivo e non stare dietro a tutte le stupidaggini che loro si mettono in testa di fare. Io sono la sola che sta portando avanti questoi obiettivi e lavoro tutto il giorno. Se le rispedissi in cantina sarebbe la soluzione migliore per tutti!
Mi sono veramente stufata, una cantilena continua di lamentele.
Devo metterci un punto definitivo: o loro capiscono che le regole devono essere rispettate o ritornano in cantina, e on permetteró che si verifichi come l’altra volta che mi hanno fatto quasi impazzire!
Io non sapevo piú che fare: dovevo andare a lavorare e tutte loro coalizzate mi sabotavano le giornate da mattina a sera: avevo un incontro di lavoro e loro lo cancellavano dalla mia agenda, avevo l’incontro settimanale di perfezionamento della comunicazione e lo sostituivano con il cinema, oppure dovevo are le faccende domestiche e loro staccavano l’energia elettrica. Si sono impegnate come non mai per sabotare la mia vita! Tutto perche loro volevano essere parte integrante del Condominio. Ma loro non l’hanno mai capito che sono solo delle inquiline residuali, ovvero che ci siano o non ci siano non ha nessuna importanza. Per quello stavano in cantina. Un po una ruota di scorta in caso di necessitá.
Ora che stanno riniziando a darmi fastidio non permetteró quello che hanno combinato in precedenza. NO! Adesso sono io che gioco i dadi, le anticipo e le mando in cantina! Ma questa volta chiuse a chiave!

Chi é causa del suo mal pianga se stesso

Chi é causa del suo mal pianga se stesso
In questi giorni ho riflettuto molto sull’importanza di essere liberi. E mi sono resa conto che nessuno lo é.
Si, si ha sempre qualcuno o qualcosa a cui mandare il conto per la propria mancata libertá. Sono d’accordo che ci sono tante tragiche situazioni, ma anche in quelle, dove ormai devastazione e guerra lasciano macerie e corpi umani, la responsabilitá é sempre personale. Tuttavia é piu facile attribuire agli altri la causa.
Fin dall’inizio questa incapacitá ad affermare la propria personale libertá, e quindi di un gruppo e quindi di un popolo, dipende da ogni singolo individuo.
Lasciarci soppraffare, farsi mettere in catene, dipende dal nostro acconsentire, tollerare, permettere oggi, poi domani, e poi dopodomani piccole sopraffazioni che annullano subdolamente i nostri sistemi di allarme all’insurrezione. Come avviene? Semplice, noi stessi lo autorizziamo. Il nostro cervello dimentica la prima istruzione che riceviamo: la libertá, e per un miserevole tornaconto del momento, “il necessario riconoscimento da parte della societá a far parte di quel gruppo sociale”, valutando che sia un prezzo ragionevole, barattiamo un po di libertá per il riconoscimento sociale.
Conformarci alle regole, stabilite da altri, accettare di abbassare il nostro livello di libertá, se da un lato consente di stare dentro la societá e non di essere ai margini se non addirittura fuori, dall’altro rosica giorno dopo gionro pezzi della nostra liberta.
Certo noi tutto questo non lo vogliamo. Quindi facciamo di tutto per assecondare le regole, stare dento i confini per essere nel gruppo, vogliamo essere riconosciuti, e quindi svendiamo al mercato azionario le nostre libertá. Come poter guardare fuori da noi per queste mancata libertá? Solo noi possiamo darci questo diritto e solo noi abbiamo il dovere di riprenderci quella mancata libertá sia nelle nostra personale quotidianeitá sia nelle situazioni piu esterme di segregazione e guerre e grave lesione dei diritti umani di libertá.
Non dimentichiamo che perdiamo la nostra liberta a piccole dosi, lentamente senza accorgene.

Non ne posso piú faccio la valigia

Non ne posso piú faccio la valigia
Visto che nulla cambia, visto che la CapoCondomina é un pezzo di ferro, dura come una pietra che niente e nulla la scalfisce, l’unica cosa che posso fare é andare via da questo Condominio. Si non ho un posto dove andare, ma qualcosa troveró, qui non é vita. Qui nessuno vive, solo lei, noi dobbiamo respirare la sua vita e nient’altro.
Quindi ho deciso di lasciare il Condominio: me-ne-vado!
Domani l’affronto e gielo dico. Non perché mi serva il suo permesso.
Sto pensando se stare in questa cittá o se allontanarmi da tutto e da tutti, tanto qui nessuno si occupa di me, e potró finalemente fare le esperienze che la carogna mi ha sempre impedito di fare.
Per esemprio pote andare in una di quelle isole dove c’é sempre solo l’estate, mare e drink ghiacciati. Sarebbe una vita da Re. Li potrei imparare a fare la cercatrice di perle, oppure potrei leggere il futuro ai turisti. Oppure pensare ai fatti miei, e per mangiare e dormire arrangiarmi come artista di strada. Quando vado in centro ci sono tanti artisti con il cappello sempre pieno di monete. Potrei cantare le filastrocche ai bambini o le bugie ai grandi, quelle piacciono sempre. Oppure fare le treccine africane ia turisti.
So giá cosa mi dirá la CapoCondomina – tu sei una fallita, non combinerai mai niente nella vita, sei una bambina capricciosa etc – e io le risponderó – non mi importa niente di quello che dici e niente mi tratterrá qui. Questa é la mia vita non la tua. E lei mi dirá – tu non te ne puoi andare via cosi, ci sono degli obblighi, delle regole da rispettare – …
Quindi apriró la porta e me ne andró per sempre. La mia vita inizierá da quel momento, non vedo l’ora!
Dovrei mandarle un messaggio per farsi trovare, altrimenti lei rimanda come suo solito!

Un quotidiano bisogno di scrittura

Un quotidiano bisogno di scrittura.
Ognuno di noi ha dei bisogni che si evolvono in buone abitudini sino a diventare dei veri e propri riti. Ciò che è divenuto rito per me è la scrittura. Imparare a scrivere e a leggere nei miei primi anni d’infanzia è stato un momento magico e misterioso li anni e volevo impratichirmi subito di questo potente strumento. Ho superato, senza esserne appassionata al diario personale per passare direttamente alla poesia e ai pensieri sparsi. Ci sono momenti in cui durante il giorno la mia mente è attraversata da frasi e parole che esigono di essere messe su carta e se questo avviene di notte e non mi tiro su a scrivere quelle parole insistenti mi puniscono ronzando intorno aggiungendo significati importanti e utili per un bocciolo di poesia o principi di un’idea per poi svanire in un attimo e dopo sentirmi persa se non metto al sicuro quelle briciole di pane per ritrovare concetti e lampi di idee e vederle scritte sul quadernetto mi rassicura. Quindi il mio fedele quadernetto è sul tavolino disponibile a soddisfare un bisogno interiore che vuole e chiede di emergere di esprimersi.
Un quotidiano bisogno di parlarsi, non necessariamente scrivere per qualcuno ma scrivere per me stessa. Per pormi domande e cercare risposte. Per mettere nero su bianco, per non far finta di niente, per non mentire a me stessa.
Nel mio quotidiano bisogno di scrittura confluiscono tante esigenze:di espressione di creatività di confessione di intimitá di salvezza di scoperta e di ricerca.
Il diario intimo, o il diario minimo, o il diario quotidiano in forma di blog,immagini post Facebook, in 140 caratteri giunge ad un mondo diverso da noi, che legge, si sorprende, ride o piange, si immedesima o rifugge o, talvolta, ispira.
Allora, sono grata se il mio bisogno quotidiano di scrittura giunge a chi, pur non scrivendo usa le mie parole e le fa sue. Usa le mie parole e trova una strada una risposta e una domanda.

Sono ritornati gli anni del proibizionismo

Sono ritornati gli anni del proibizionismo.
Ho finito tre pacchetti di fazzolettini di carta e ho aperto il quarto. Non riesco a smettere di piangere dalla rabbia e dalla frustrazione, dall’impotenza. Le mie amiche mi dicono di smettere, che piangere non serve a niente, ma non ci riesco. Sono distrutta, e saltato tutto per aria, non posso credere che la CapoCondomina non mi permetta di andare agli appuntamenti che ho preso. È inaudito sta negando la mia libertà, la mia vita. Non so cosa fare a parte piangere. Mi sento legata mani e piedi, in una condizione che non voglio ma che non so cambiare! Io voglio incontrare queste persone, che ho scelto, che mi interessano. Se per lei la vita è solo lavoro e i suoi interessi vaghi che non portano a niente, io la penso diversamente, io ho uno scopo nella vita: voglio trovare l’uomo della mia vita. Le mie amiche continuano a ripetermi che devo traslocare, lasciare il condominio e andarmene da tuto questo, che è molto peggio di una prigione. Ma io non so dove andare. Voglio che lei lo capisca, io ho il diritto dei miei tempi dei miei spazi così come lei ha i suoi appuntamenti di lavoro. Il fatto che lei paghi l’affitto non la autorizza a tiranneggiarci in questo modo e caricarci di doveri che sono suoi non nostri.
Come farò a trovare l’uomo della mia vita se non ho la possibilità di incontrare nessuno? Lei vuole stare da sola? Bene, che ci stia sola.
Continuo a piangere senza trovare un solo motivo valido a questo totale chiusura nei miei confronti, infine andavamo quasi d’accordo. Le ho raccontato di come é andata la serata con il tipo alla fine aveva abbozzato un mezzo sorriso, credo. Non capisco perché questo accanimento ora, perchéééé?. Tuttto questo e un incubo, non voglio credere che stia accadendo, tutti i miei sogni stanno svanendo sotto la sua scure proibizionista. Le mie amiche sembrano un disco rotto, mi passano i fazzoletti, mi ripetono che devo andare via o….
O, cosa? Chiedo io speranzosa?
Chi dice che devi ubbidire a quello che dice la tua CapoCondomina?
Mi si squarcia il cielo. Sei obbligata a fare quello che lei dice?
Non so rispondere chiaramente è in questo dubbio inespresso, sfondando una porta aperta loro dicono> fallo di nascosto o fallo e basta, chi te lo impedisce, e alla fine, cosa mai potrebbe succedere? Perso per perso almeno passerai una bella serata.
Woooowwww … le mie amiche ne sanno troppo!!!

Un irrefrenabile bisogno di solitudine

Un irrefrenabile bisogno di solitudine
Non è più possibile vivere in questo Condominio, desidero ritornare in cantina.
Però da sola, non con tutte le altre. Si, le altre sono carine, simpatiche, ci vado d’accordo ma sono troppo chiassose per i miei gusti. Ció che desidero é stare in esclusiva solitudine. Per poter pormi domande e aspettare che le risposte sorgano, naturali, fecondino e sboccino come germogli di salvezza. La Cantina, buia e fredda con i muri grigi, non é la soluzione migliore, ma al momento non ho nessun luogo dove andare e allora, meglio la cantina al Condominio.
Penso che parlerò con la CapoCondomina e le dirò che voglio ritornare giù.
So che sarà contraria perché le servo qui a sfaccendare, ma io ne ho un bisogno fisico, sento la pressante esigenza di allontanarmi, di avere spazi vitali di silenzio. Non scrivo quasi più e questo è un grave sintomo di estraniamento da me stessa. Eppure la poesia che mi bussa ogni giorno vuole che l’ascolti, ma come posso fare se sono a stretto contatto con questo chiacchiericcio petulante, spesso accusatorio è irrispettoso in particolare da parte della CapoCondomina. Sì devo dare ascolto a questo bisogno, voglio assecondarlo.
Presto andró a parlare con la CapoCondomina, sono consapevole che lei non mi lascerebbe mai il tempo da dedicare alla mia scrittura. Per lei le mie poesie sono fantasie, sciocchezze senza importanza. Mentre sono prioritarie tutto quello che interessa a lei e fa lei e dice lei. Quando mi vede con la penna in mano, con un pensiero che nascente al quale volgio dedicare il giusto tempo, o una parola promettente che vola per la casa e io lo inseguo, giocandoci, lei si arrabbia, si lamenta della perdita del tempo, in attività per niente redditizie, e mi accusa di avere la testa per aria e mi occupa con altre faccende cosi tutto svanisce e la tristezza mi invade.
Si non é piú possibile stare nel condominio, devo lasciarlo.