Babbo Natale ha cestinato la mia lettera

Babbo Natale ha cestinato la mia lettera
Come previsto Babbo Natale ha cestinato la mia lettera
La mia lettera era chiara, Babbo Natale non potevi sbagliare. Non ho fatto nessuna lista, ho richiesto solo di incontrare il mio Principe. Zero, zero assoluto. Sono certa che l’hai cestinata!! Le mie amiche dicono che sono proprio una romantica se credo ancora a Babbo Natale che solo Eterna-Adolescente puo ancora crederci. – Lo devi cercare veramente – mi hannno detto senza mezzi termini e io ho risposto che lo sto cercando seriamente. E loro mi hanno detto che mi devo coinvolgere e uscire di piu! In effetti non ho preso tanti appuntamenti pero a dirla tutta nessuno si e fatto avanti, nessuno di interessante. Le mie amiche mi hanno detto che devo smetterla di cercare il Principe che e un ideale che esiste solo nella mia testa e che invece in giro ci sono uomini normali, forse con tanti difetti ma reali e che non sanno piu come avvicinare e parlare con una donna. E io ho detto che allora quel tipo di uomo non fa per me e che io voglio ben altro. E loro mi hanno risposto – bene, auguri – ma io le ho fatto notare che loro hanno trovato la persona giusta, il loro Principe e loro mi hanno detto – guarda che loro hanno un sacco di difetti – ma come – ho detto – dite che sono le persone giuste per voi etc, etc. E loro hanno risposto che hanno i difetti che vanno d’accordo con i loro. Cioe? Quando parlano cosi in modo criptico non le capisco! – Semplice i loro difetti – per esempio quando noi non riusciamo a fare una cosa e siamo di malumore o arrabbiate e non ne veniamo fuori, quindi un nostro limite-difetto – va d’accordissimo con i fatto che loro non ci aiutano a trovare il modo per risolvere il problema ci mettono sul piatto d’argento la soluzione bella che pronta. Quindi tra i due difetti c’e un acccordo perfetto – E io che non mi era tanto chiaro l’esempio, non ho voluto insistere perche alla fine loro lo hanno trovato il loro principe anche se o chiamano Partner! Quello che mi rattrista e che non e affidabile neanche Babbo Natale, ma in che mondo viviamo? Dove sono gli uomini di una volta? La mie amiche non hanno aspettato un secondo a rispondere – mia cara ci sono tante Cenerentole. Tu sei una Cenerentola? Be insomma non saprei dire e dopo un mio – beh,… – loro hanno detto – nooo , non lo sei! –

Le ali di ferro hanno iniziato a volare

Le ali di ferro hanno iniziato a volare
Ali di ferrro ha iniziato a volare, vola basso ancora ma vola, non trascino le ali pesantemente, ora stanno su, volano. Far volare ali cosi pesanti richiede molta forza e una continua attenzione a non perdere il battito dell’ala. Se le ali non sono in sincrono con la stessa energia richio di cadere. Capita che le ali perdano potenza e scendo di quota, allora metto piu forza e potenza e risalgo su. Talvota riesco a prendere un po di vento favorevole, ma non sono arrivata, ancora, a quelle alte quuote dove con le ali prenderó i grandi venti che mi permetteranno di planare e godermi il panorama nella sua totalitá che abbraccia il visibile e intravedere oltre l’ultimo orizzonte. Aver pubblicato Ali di ferro mi ha dato una grande consapevolezzza di me stessa in termini di capacitá e volontá. Consapevolezza presente anche prima ma ora, ho identificato il mio perimetro, ovvero nessun perimetro. Quando si fanno volare le proprie ali di ferro (in molti le abbiamo) una veritá si rivela: non si hanno perimetri in cui stare, non esistono valichi o barriere che non possano essere superati. Lentamente ma progressivamente ho aperto gli occhi su una realtá che credevo non accessibile, ho avuto la chiave, ho trovato la mia formula magica, la mia vita sta cambiando. Poter volare mi va vedere dall’alto, e tutto ció che da vicino mi appariva enorme, ecco che dall’alto ne comprendo il giusto perimetro, la lunghezza e la relativitá della sua grandezza. Volare mi ha dato la libertá di vedere e comprendere che non esistono confini se non quelli che abbiamo nella nostra mente, impiantati da famiglia, societá, paure dell’ignoto, sfiducia in se stessi. Allora l’augurio che porgo a chi per caso leggerá questa pagina del web, una delle tante, é quello di allenarvi a far volare le vostre ali di ferro, quelle cosí pesanti da trasportare e ancora piu pesanti da far volare, non perdete la fiducia in queste ali vi porteranno dove voi desiderate andare.

Poesie di Natale sotto l’albero

Poesie di Natale sotto l’albero
Alcuni mesi fa nessuno avrebbe previsto che avremmo fatto il Natale tutte insieme. Dalla cantina al primo piano e poi nel limbo e dopo a casa. A costruire la nostra nuova casa, insieme. Siamo diverse. spesso ci ritroviamo su posizioni opposte, ma il regalo del nostro Natale é proprio ritrovarsi, comprendersi anche se abbiamo visioni diverse, punti di vista divergenti, stiamo imparando che questo sta allargando il nostro orizzonte. Ci siamo scambiate un regalo per festeggiare questo avvenimento. Io ho regalato Poesie, CapoCondomina biglietti del cinema, Innamorata ha regalato un rossetto a ciascuna e Ribelle che non ama i rossetti si é placata qando ha verificato che era un mat naurale. Eterna-Adolescente ha regalato un gioco di societá e Ribelle ha regalato libri in linea con il suo corso di autocoscienza. É stata una giornata calda, confortevole, ricca di serenitá. Il libri di poesia che ho regalato sono diversi, tutti poeti moderni alcuni proprio recenti : Rupy Kaur – Milk and honey – non e un libro di poesia facile, ma quale lo é? É diviso in quattro parti ferendo, amando, spezzando,guarendo. Ho regalato Pablo Neruda – Tu piccolo infinito – a Innamorata che é molto di piu di una raccolta di poesie per innamorati, e a Eterna-Adolesente ho regalato Khalil Gibran – Amicizia – e Mayaa Angelou – I Know Why the Caged Bird Sings – per Rilbelle un esempio di donna che in questo libro (la prima dele 7 autobiografie) parla di maternitá, la ricerca dell’indipendenza e la dignita personale di donna. Ho tanti poeti ancora da scoprire e se ne avete qualcuno da suggerire postate qui! Il nostro Natale e un curioso giorno sereno e credo che per la Capocondomina il dono piu inatteso sia questo ritrovarsi all’interno del condominio scoprendo, conoscendo, riconoscendo le altre Piú che una pace sancita c’e un riconoscere che eé stata una battaglia inutile ma allora nessuna di noi lo sapeva. Se guardo al grande dono che abbiamo ricevuto con quel periodo di crisi, ogni regalo impacchettato nella sua carta dorata sfigura. Sarebbe il caso di scambiarci molti grazie per la capacitá di ognuna di noi di muoverci l’una verso l’atra. Ecco questa é stata una poesia.
Quando ero piccola il Natale rappresentava per prima cosa la Poesia da recitare il giorno di Natale, imparata a memoria nelle settimane precedenti e provata piu e piu volte a scuola e a casa, sempre di nascosto per la sorpresa (nota a tutti infine). É stato quello il momento in cui io e la poesia ci siamo incontrate. Abbimao iniziato a parlare.

Alla riscossa affollando le casse

Alla riscossa affollando le casse
Sono profondamente contraria al Natale e rifiuto tutte le forme del Natale che prevedano la carta luccicante e il nastro rosso, sebbene io vada pazza per il rosso. La rincorsa e partita gia da un mese e mi rendo conto che piu gli anni avanzano e piu si tende ad anticipare il momento dell’avvio dell’avvento, che commercialmente e spudoratamente lo fanno inziare prima delle festivitá di tutti i Santi. Sappiamo bene perché viene fatto tutto questo: semplici operazioni di marketing per aumentare le vwndite e quindi i profitti. Siamo quindi indotti alla corsa al regalo, non sia mai che non fcciamo in tempo, non voglia il cielo che ci ritroviamo al 23 e non abbiamo finito la lunga o corta lista di pacchetti che accumuliamo sotto l’albero. Quindi sono profondamente contraria al Natale in questi termini. Si sa, tutti siamo contagiati da questi acquisti ragionati o meno che nulla hanno a che fare con il Natale. Il Natale é attesa. Di chi? Ognuno ha qualcuno o qualcosa da aspettare, un attesa attiva dove ci si prepara ad accogliere quel qualcuno e quel qualcosa, ci si prepara perche siamo certi che verrá. Lo sentiamo dentro di noi, abbiamo lavorato tanto perche avvenisse, appunto impegnandoci nel riprendere un amicizia perduta o lavorando per cambiare qualcoa nella nostra vita, il lavoro, la casa, comportamenti, stiamo aspettando che rispondano ad una nostra lettera, che il test del nostro sangue sia corretto, aspettiamo l’amore o la serenitá, aspettiamo che qualcuno ritorni sano e salvo, l’attesa attiva che ci porta esattamente a concretizzare quanto abbiamo desiderato e scritto. Allora non c’é prorio bisogno di seguire i tempi del marketing. Il Natale é quell’appuntamento dove sappiamo che, se siamo stati bravi, quello che desideriamo si concretizzerá. A chi é destinato il regalo e che regalo? Siamo sicuri di scegliere il regalo in base alla persona a cui vogliamo esternare la nostra gioia di esserci ritrovati o verso quel qualcosa che si é concretizzaro? Che tipo di regalo facciamo? Stiamo perdendo la nostra capacitá creativa a favore dei prodotti che, acquistandoli, ci omologheraá a tutti, e il nosro regalo scartato dalla sua veste dorata e liberato dal nastro rosso sará ammonticchiato sugli altri, graditissimo ma che non esprimerá niente di noi.
Per questo sono profondamente contraria al Natale.

I giorni dell’attesa tra speranza e paura

I giorni dell’attesa tra speranza e paura
L’attesa é quanto di piu interessante e bello ci sia, perché in quell’arco di tempo il divenire é sotto i miei occhi come un opera d’arte che si modella secondo dopo secondo rispondendo a quell’io complesso dentro di me. L’attesa é quanto di piu terrificante e stresssnte ci sia, perché in quel tempo le paure si fanno concrete e ti azzannano mangiando la tua speranza e la tua fede. Ogni giorno la lotta si fa piu aspra con alterne vicende una volta vince la fede in me stessa che tutto sará e un altra volta la battaglia é vinta dalla paura di non riuscire. L’attesa peró é davvero importante poiché in quel periodo l’evoluzione deve poter contare sulla sperimentazione libera da qualsiasi condizionamento.
Speranza e paura sono due elementi condizionanti e se l’attesa ha un estremo bisogno di fede e speranza e si alimenta di esse, la paura annienta queste forze. Quando capita, praticamente una volta alla settimana, mi sono inventata una storia da leggermi, é breve ma é strumentale a ristabiilire la pace e ridare fiducia alla sperimemtazione e alla naturale evoluzione del progetto. Qualunque esso sia.
La storia tratta della storia di Signorina Speranza Viva e Signora Paura Cagasotto che abitano in Via Dei Sogni. Ma la signorina Speranza Viva abita nella Via Dei Sogni Realizzati, mentre la signora Paura Cagasotto abita in via dei Sogni, neanche nel tratto di via dei Sogni Da Realizzare.
Non pubblicheró qui la storia ma da un pó di tempo a questa parte da quando l’ho scritta per me stessa sta iniziando a funzionare. Come prendere un fluidificante quando siamo raffreddattissimi e siamo entrati nel ramo delle vendite di mocio, ecco per me é il toccasana, mi fa respirare e questa storiella ogni tanto la rileggo e riassesta l’equilibrio tra speranza e fiducia e paura che niente avverrá. In questo periodo di attesa fiduciosa e attesa con paura paurosa periodicamente riassesto cosi che le mie forse e le mie energie siano sempre direzionate verso l’obietivo. Dopo aver letto mi guardo e dico che sono matta, ma funziona! E la mia follia nel credere in ció che voglio, continua.

Rientrare a casa con l’albero di Natale sotto braccio

Rientrare a casa con l’albero di Natale sotto braccio
L’aria di festa, l’attesa é nell’aria, con i suoi canti di Natate portati dalle folate di vento, dalle calde luminarie appese tra i fili delle strade e negli incroci. Pure il semaforo é addobbato per l’occasione.
Da qualche giorno vedo le famigliole rientrare a casa con l’albero di Natale infagottato nella sua retina verde pronto a sprigionare i suoi rami nel salotto di casa e farsi vestire per l’occasione. Le guardo queste mini famiglie con o senza bambini al seguito e penso che non ci ho ancora pensato. Mi siedo sulla panchina a chiedermi cosa stiamo aspettando nel condominio a preparare il Nostro albero di Natale. Siamo tutte impegnate in diverse attivitá, che il tempo é arrivato e ci ha colto di sorpresa. Eppure la pubblicitá di panettoni, regali possibili e pianificazione delle ferie e in corso gia da due mesi. Eppure l’8 dicembre é arrivato alle mie spalle dicendomi – scusa devo passare, cosa fai vieni con me? – Resto sorpresa non rispondo e lui continua a camminare e sono le 8 del mattino. Penso che manderó un messaggio a tutte le altre chiedendo che intenzione hanno. Potremmo addobbare anche noi il nosto piccolo alberello e festeggiare questo giornata. Sono le 10.00 ho Mandato il messaggio due 2 ore fa, ma nessuna mi ha risposto. Penso che non rientrero presto a casa perché devo lavorare sino a tardi e non avró il tempo di comprare nuovi addobbi. La ridotta pausa pranzo ha il tempo di riportare alla mente che oggi e l’8 dicembre ma nessuna risponde. Un minimo di organizzazione dico io. Lo vedono il messaggio l’ho invato a chiare lettere ma iente … nessuna risponde! Potrei andare via visto che sono le 5 passate ma non ricordando che oggi era il giorno dell’albero di Natale ho gia confermato la presenza a lavoro per fare straordinario. Si sa non é per il lavoro ma sempre per il potersi mantenere da soli. Vorrei sapere proprio cosa stanno facendo tutte le altre: proprio nessun segno di vita. Almeno Poetessa potrebbe rispondere, ma gia lei e proprio su un altro pianeta. Si, sono le 20 adesso tutti i negozi saranno chiusi tra rientrare a casa si fara ancora piu tardi, molto tardi Sarebbe bello poterlo fare tutte insieme ma l’organizzazione del weekend ci porta ad essere tteut fuori di casa. Mi fermo al temporaneo negozio d alberi di Natale in mezzo alla piazza della chiesa e odoro la resina che gli abeti spigionano. Un bambino tira per la manica il papa chiedendo di prenderne uno bellissimo che vede dal di fuori, la casetta di legno mette in bella mostra ghirlande di luci e palle di vetro colorate, ma e gia tutto chiuso. Non sono la sola in ritardo, ma si, mi manca fare l’albero di Natale.

Ancora una lettera per Babbo Natale

Ancora una lettera per Babbo Natale
Anche se sono grande non ho mai smesso di fare la lettera a Babbo Natale, con la speranza che si decida a portarmi le cose che scrivo nella mia letterina e la smetta di portarmi: orsacchiotti di peluche, trenini, giochi di logica cammuffati da puzzle, monografie storiche. Non so quante volte ho chiesto e richiesto attraverso la letterina magica: Il giro del mondo in 80 giorni (non la versione libro ma quella vera con tanto di hotel o b&b prenotati), poi sono anni che chiedo la neve a Natale: anche questa quella vera, quella che scende a fiocchi sia per la notte che per il giorno dopo di Natale dove tutto e bianco, si esce a piedi si gioca tutti insieme al parco o tra le vie della cittá tirandoci le palle di neve tra la Jaguar del vicino posteggiata e il cassonetto della spazzattura. Ho chiesto, non mi ricordo piu quante volte, l’arcobaleno al mattino: si e no l’avrá organizzato un paio di volte: voglio dire in 365 giorni solo tre volte non mi sembra che Babbo Natale si stia impegnando cosí tanto. Un altra cosa che ho richiesto e che non e mai stata soddisfatta e la pace nel mondo! A dirla tutta sin dalle elementari mi hanno insegnato a chiedere la pace nel mondo e anche se all’inizio non capivo tanto bene questa richiesta – non mi sembrava davvero importante scomodare Babbo Natale per farmi fare pace con la mia compagnetta di banco – poi peroó ho capito e continuo a scriverlo… ma niente! Non faccio altro che sprecare i miei desideri, perché tanto non mi ascolta! A dirla tutta, la lista e lunga e sono piu le volte che delude le mie aspettative che le volte che le soddisfa. Caro Babbo Natale se preferisci ti chiamo e ti dico essattamente cosa voglio. Magari una chiaccherata veloce é meglio e cosi mi racconti del mal di schiena. E ora che la smetti di fare su e giu dai camini e trombe di riscaldamento e hai giá una certa etá.
Caisco che sei molto occupato ma magari non mi spiego bene nella mia lettera, se hai un format tanto meglio, mandamelo! Come vedi non sto chiedendo cose esorbitanti o irragiungibili. Per fare le cose semplici quest’anno ti chiedo di andare a vedere l’Aurora Boreale in Isanda: che dici, é tutto chiaro? Cosi ti rimetti in pari per tutti gli arcobaleni mancati! Grazie!

Un rifugio accogliente per le differenze

Un rifugio accogliente per le differenze
Ci sono giorni in ci ho bisogno di isolarmi. Chiudere tutto il resto del mondo fuori e guardare dove sono. Ho bisogno di stare lontana da giornali, libri dalle attivitá quotidiane dal cucinare, lontana dal cellulare e dal computer dall’osservare dall’ascoltare dai mezzi di trasporto e dalle file al supermercato, ho bisogno di stare lontana dai video dai social network dallo shopping. Sento l’esigenza di stare totalmente isolata da un infinitá di input che quotidianamante arrivano, stare lontana dal fare, stare sola. Allora quando questo accade mi faccio un bel regalo sto tutto il giorno in casa sola nella mia camera e lascio che il tempo scorra senza fatica senza orologio senza attese o impegni. E in questa condizione ottimale lascio che i pensieri turbinosi fluiscano agevolati dalla pioggia o da sole, dal vento che soffia forte. In quella giornata di lontananza arriva quel silenzio attivo e ricettivo che porta parole fresche di ragionamento, pulite dalla patina di atti e abitudini mentali, comportamenti schematici. Allora le parole diventano chiare restituendomi il pensiero nella sua luciditá e purezza. Questo rifugio accogliente é un luogo personale attraverso il quale sperimento sbaglio provo e riprovo. Spesso questo momento dalle altre condomine non viene compreso e erroneamente percepito come un non voler condividere o peggio non voler essere parte del condominio. É l’accettazione delle differenze che permette lunghe relazioni. Tuttavia questo aspetto non viene minimamente preso in considerazione e, senza comprenderlo, é il punto di maggior rottura nelle relazioni, di qualsiasi genere. Il piú delle volte le differenze sono vissute come ostacoli da modificare se non addirittura da eliminare, perdendo risorse spesso inestimabili delle persone, arrivando all’appiattimento della propria personalitá a vantaggio di una relazione che andra nel tempo inevitabilmete a deteriorarsi. Proprio partendo da questa solida base: il rispetto, l’accoglienza delle differenze e diverisitá le relazioni avranno un futuro e pensando alla Nostra relazione, il condominio potra andare avanti e avere un’armonica vita da vivere insieme se saremo capaci di accogliere le nostre diversitá

I cambiamenti delle Condomine

I cambiamenti delle Condomine
Dalla cantina al primo piano, poi al limbo e ora a pieno titolo nel condominio non piu ospiti di seconda categoria ma propietarie. La vita cambia e non cambia a caso. La rigida categorica e so-tutto-io della CapoCondomina ha toccato con mano che ci sono tantissime cose che lei non sa (non sa niente dell’amore e di poesia e molto di piu non sa divertirsi e godere della vita), non sa fare (mediare con il suo tutto assoluto), non sa immaginare (una vita avventurosa), non sa sognare. E senza il supporto/stimolo delle condomine a metá tra odio e amore si é persa.
Scontrarsi con le sue incapacitá emotive/relazionai e il rientro e accetttazione delle condomine come parte integrante della sua vita é stato quel passo verso una nuova conoscenza di se stessa. Anche Innmorata, Ribelle e Eterna-Adolente si ritrovano nel condominio con un titolo diverso non piu cittadine di serie b ma donne che esprimono il loro pensiero la loro volontá si muovono vero i loro desideri.
A volte mi sorprendo della vita e della sua forza di rinnovamento, come scalare una montagna alta ripida dura per poi girarsi e poter dire – ah ecco non pensavo di arrivare sin qui. La sorpresa piu grande é, se mi permetto di guardare indietro, osservare le mie svolte. Ho in memoria il ricordo di fedele adesione che si dovec=va avere verso la propria idea. Per educazione, per momento storico, politico. Per cultura chi non era fedele all’idea dichiarata e abbracciata, che fosse credo politico religioso matrimoniale etc non era persona degna di fiducia e non era dicerto ben visto dalla societá; in poche parole un traditore in primis della sua parola. Guardandomi indietro mi rendo conto di quanto retaggio neagativo la nostra soocietá si porti dietro rispetto al cambiare idea. Cambiare qualcosa di se stessi non era ne ben visto ne socialmente agevolato se non addirittura osteggiato. Ecco che di improvviso un altro pezzo del puzzle si aggiunge, ecco spiegata tanta resistenza a cambiare qualcosa di me stessa. Sono cresciuta con l’idea di non poterr cambiare idea, di non poter tornare sui miei passi e volgerli in una direzione diversa. Non era consentito. Nel seguire questo pensiero una riflessione arriva inattesa: quanto di me sarebbe potuto essere diverso se avessi avuto l’autorizzazione a cambiare? Cosa sarebbe successo se avessi potuto deviare da quella regola non scritta di non-cambiamento?
Quando noi cambiamo anche il nostro mondo circostante é chiamato a cambiare: deve riadeguarsi al nostro nuovo modi di rapportarci e tutto questa trasformazione crea un grave disturbo si tratti di un cambiamento di stato sia che vogliamo vivere in una cittá dversa o non vogliamo piu camminare insieme a quella persona o abbiamo deciso di tagliarci i capelli o abbiamo scelto di studiare di nuovo o di imparare a balllare la capoeira. Ecco che il nostro piccolo mondo ci guarda, nella migliore delle ipotesi, con meraviglia o in casi ben peggiori osteggiando e spesso ghettizzando l’evoluzione impedendo con regole non scritte la nostra trasformazione, per il semplice fatto che muoviamo negli altri domande, domande fastidiose e inopportune per la maggior parte delle persone.
Ho incontrato nella mia vita tante di quella letteratura che raccota nella pratica quanto sia importante darsi il diritto di cambiare idea di avere il proprio pensiero e attuare le proprie scelte, eppure il diritto di essere pienamente se stessi e ancora da compiersi.

Io il mio carattere e il futuro da inventare

Io il mio carattere e il futuro da inventare
Da un po sto osservando le condomine e guardo me stessa, Innamorata cerca il suo Principe, Ribelle cerca il suo io profondo da far conciliare con gli altri io che incontra, Eterna-Adolescente organizza la sua vita secondo il suo piacere, Poetessa ha una relazione stretta con la Poesia. Ed io? Da qualche giorno a questa parte mi sveglio con questa domanda. Ma io dove sto andando, verso che cosa? Allora osservo il loro fervore la necessitá di appagare il loro divertimento, il piacere di stare in compagnia, trovare la persona giusta o scoprire qualcosa di più su se stessi, conoscere il mondo dentro e fuori se stessi attraverso la scrittura. E io mi sento lontana come se non mi appartenessi come se non fossi io per me, come se fossi solo una persona che lavora e basta. Forse e per questo che non so divertirmi come fa Eterna-Adolescente tirando sino alle 3/4 del mattino sommando pinte e shottini, e non mi diverto all’impianto strategico di Innamorata che organizza la sua vita alla ricerca del Principe. E che divertimento c’e a scavare dentro di noi con la poesia o gli incontri di autocoscienza? So chi sono e cosa faccio: sono la Capocondomina il mio nome esprime il mio carattere e il mio mondo, almeno sino ad ora. Ma adesso queste domande insistenti mi lasciano perplessa. Non trovo risposta se non un altra domanda dove sto andando? Non so rispondere ne all’una ne all’altra e mi dico he non c’e risposta perché so gia cosa faccio e quindi chi sono, ma chi sono é cosa faccio? Se anche fose tutto questo non é piu soddisfacente e interessante. Mi guardo allo specchio e da un pó non mi riconosco. Allora le guardo queste donne, osservandole nel loro affaccendarsi, nelle loro risate , nei loro impegni, attente a se stesse, rispettose di se stesse. E io? Credo di essere indietro rispetto a questa capacitá, e rigirando tra le mani questa domanda come una scatola che non so da che lato si apre, arriva una certezza: no ho mai imparato a divertirmi nel senso infantile della parola, quel divertimento del gioco per giocare. Penso che dovró cercare qualche corso e frequentarlo. Non ho mai scelto la persina giusta per me dovró osservare piú da vicino queste donne del condominio, conoscerle olter quello che ho sempre saputo di loro.