La logica il vento e il cambiamento

La logica il vento e il cambiamento
L’organizzazione nel condominio é strana. Ognuna di noi va di corsa e non abbiamo neanche il tempo di parlarci. Ecco, vorrei sentire la loro opinione al riguardo delle domande burrascose che vorticano da un po di tempo nella mia testa! In quest’ultimo periodo mi guardo allo specchio e sono sempre la stessa – cosi mi pare – con le stessa ruga che taglia il sopraciglio, ma non mi sembro proprio io. Anche a lavoro sono molto piu portata a mandarli al diavolo, cosa che prima non mi passava neanche per la testa. Ci sono giorni che penso di collaborare con dei pazzi e mi chiedo chi me lo fa fare. Almeno li la risposta arriva subito servita – i soldi – ma tutte le altre domande sorvolano sul mio capo pronte a sganciare la bomba. Ssono quindi sul chi va la, in attesa di conoscere e paura di sapere. Vedo tutte le altre ben sicure di quello che vogliono e dove andare. E la domanda semplice alla quale non so dare risposta é : e io cosa voglio fare? La presenza delle condomine mi crea una bella confusione. Prima quando stavano giú in cantina tutto era chiaro e semplice: io avevo il mio bel da fare a portare la mia vita e tenere a bada le loro intemperanze … ma ora? Le intemperanze sono diventate un diritto ad esistere, una loro espressione e la mia vita e un accumulo di ore di attivitá delle quali non mi importa niente, non suscitano in me niente piú che un lungo sbadiglio. Mi chiedo quanto io ia mai stata me stessa e quanto me stessa sia stata determinata dagli altri. Giá questa frase mi sembra fuori dalla mia portata, forse apparterrrebbe piu alla Ribelle o alla Poetessa ma io che pronuncio queste parole sorprende me per prima. Io sono Capocondomina perché sono nata cosi, oppure la situazione, gli altri hanno modellato il mio nome? Se io non avessi le condomine sarei quella che sono? E ora che le condomine non sono piu in cantina non combatto piú acontro di loro cos sta deteminando nella mia vita? Le consideravo ingrate, e loro mi consideravano carceriera – un po eccessivo a dire il vero – ma tutto aveva una sua logica! Ora é tutto per aria e io mi guardo allo specchio e sto cercando di capire il mio nome…

Quando tutti mi chiedono di fare la mia parte

Quando tutti mi chiedono di fare la mia parte
Siamo alle solite: il sistema mi chiede di essere quella che secondo le regole – del sistema – devo essere. Credo che il mio nome dovrebbe essere Ribelle Furiosa perche tutte le volte che questa richesta si acuisce con una serie di pressioni divento FURIOSA e RIBELLE! Il sistema pretende che io sia produttiva come loro loro impongono, ossia inserirmi nella catena di montaggio: inserirmi nel lavoro – qualunque esso sia – acquistare i prodotti che immettono nel mercato – quelli che loro sponsorizzano – osservare le regole prescritte, lavorare, fare un figlio/due (ma non di piu), pagare le tasse – soprattutto quelle per assicurare l’esistenza del sistema stesso.
Io non sono assolutamente disposta a seguire le loro regole. Il lavoro é un invenzione assurda che trovo completamente contraria all’essere umano. Io sono convinta che l’essere umano sulla terra ha tutto un altro scopo: é qui per creare non per lavorare. Obbligare le persone a lavorare é una condanna ai lavori forzati per prima cosa e inoltre si pretende che si facciano dei lavori assurdi. Praticamente é stato costruito un sistema tale che se uno non lavora non puó sussitere su questa terra. Se venisse un marziano penserebbe che non abbiamo cervello e non sappiamo ne creare ne pensare. Sopratutto non ci godiamo la vita. Stavamo discutendo su questo con i miei amici e alcuni di loro – per fortuna non tutti – asserivano che scegliamo di lavorare perché abbiamo bisogno di uno scopo. Ma quale mente malata ha instillayo questo pensiero? Chi ha mai pensato che lavorare e il nostro scopo? Qui si é modificato – ormai geneticamente su quasi tutta la razza umana il penisro di liberta e creazione. Ceramente ho confermato tutti abbiamo il nostro scopo. Ma non certo lavorare!!! La notte ho continuato a riflettere su quanti avessero uno scopo anche ripensando a tante risposte che sono piovute sui nostri bicchieri di vino. Tutti hanno risposto che hanno lo scopo del lavoro che vogliono fare o vorrebbero fare o cambiare quello che stanno facendo, confermando in questo modo di essere a pieno ttolo intehrati nel sistema e nell’ingranaggio. Ma nessno mi ha detto che scopo ha nella vita. Durante la notte non sono riuscita a darmi una risposta chiara del perché siamo arrivati a questo punto ma mi sono addormentata con una domanda come sarebbe possibile invertire questo triste destino? Se non troveró un lavoro o decideró di non lavorare non potró far parte del sistema e quindi sussistere e quindi esistere! MA soprattutto anche lavorando secondo le regole del sistema potrei mai ragggiungere lo scopo della mia vita??

Paralleli paragoni pupazzi e pecorelle smarrite

Paralleli paragoni pupazzi e pecorelle smarrite
Sono stufa di leggere su whatsapp su fb sul web la lotta. La lotta (fasulla) che va avanti a suon di post e instant message non produce. Non produce cosa? Risutato. Nessun risultato degno di nota, certo per qualcuno 125 like sono importanti ma tradotto in soldoni cosa produce? Se si lotta per qualcosa e perché si vuole raggiungere un risultato. Quando i giornali venivano chiusi le persone arrestate perché andavano contro il regime, quando la propaganda anti qualcosa si faceva attraverso il sotteraneo bosco di fanzine e fogli ribelli, le persone connesse venivano rintracciate e imprigionate. Oggi siamo, esagerando, segnlato e il tuo account congelato (non che sia giusto). Ma anche quando si fa attenzione a non usare certe parole e scegliere accuratamente le immagini da mettere il post cosa produce? La reazione e questa: si scuote la testa, si proununcia il “si, si e proprio cosí”, oppure hai sentito – rivolgendoci ad un noi stessi – cosa fanno e noi subiamo! Noi facciamo del nostro meglio – scriviamo i post come ci hanno consigliato di fare. A dirla tutta: cosa potremmo fare se non lanciare il nostro tweet o al bar riportare pedissequamente il riassunto dell’ultima notizia apparsa sul giornale dell’ultimo politico di parte di parte, nel senso della stessa parte: stiamo aggrappati alla poltrona e guai a chi ce la tocca)? Il problema é che ancorra non abbiamo una nostra piena consapevolezza di cio che siamo: PUPAZZI. Il corso di autoconsapevolezza non si occupa e non é volto alla sola comprensione di noi stessi, ma anche alla comprensione di noi stessi nel mondo. Se guardo al passato vedo tante valorosissime donne e uomini che hanno dato la vita per una causa che migliorasse la nostra vita (attuale) e nn avevano neanche la metá della forza comunicativa che abbiamo oggi. Ma d’altro canto abbiamo noi oggi la stessa passione che animava i cuori dei nostri predecessori? Oggi siamo PUPAZZI travestiti da guerrieri in una eterno carnevale con il gioco delle maschere. Vestiamo i panni dei lottatori ma siamo delle mansutete pecore che producono latte e ci lasciano pascolare e mungere dal padrone con l’ausilio del cane da guardia. Il cane da guardia serve, non vorreste correre il rischio ed essere la pecorella smarrita vero? Vedete nel loro piccolo fin da allora la comunicazione era efficace, ecco oggi nessuno vuole essere piú un pecorella smarrita fuori dal gregge, abbiamo imparato!

Oggi ho bisogno della Poesia

Oggi ho bisogno della poesia
Mi rifugio nel mio spazio solitario e lentamente e profondamete inizio ad inspirare parole che calmino mente e gambe. Ho bisogno della Poesia per ripristinare le funzioni del cuore infiammato, appassionato che vuole tanto, chiede incessantemente ma ha bisogno di tregua. Fuggo dal frastuono dei pensieri per trovare quiete nelle parole scelte. E mi accoglie lei che sa capirmi sempre, lei alla quale non devo spiegare niente e conosce il groppo in gola, sempre piu grosso. Respiro diafframmaticamente mentre mi offre il rigo, bianco, pulito. Lo guardo e lo lascio bianco immacolato, la spiaggia al mattino prima dei passi, prima delle orme dei gabbiani. Mi godo questa scelta aspetto di lasciare la mia impronta, aspetto di trovare la mia parola. Oggi é sofferta e non vuole farsi vedere, tesa. É sul rigo, é sulla corda di violino. Eppure ho bisogno di vedere il rigo ancora bianco, ancora immacolato e scegliere di non lasciare impronte. Ho bisogno che la Poesia oggi si faccia silenzio per calmare il cuore che corre che vuole che desidera che ama che pretende. Ho bisogno che la Poesia sia solitaria e silenziosa e dia ossigeno ai muscoli contratti tra affermazioni e contraddizioni. E la Poesia mi accoglie benevola, disponibile ad ogni mio bisogno senza domande, senza contropartita, senza appuntamento o biglietto, senza controllo, senza attesa. Il rigo bianco immacolato si lascia accarezzare, un vento leggero sulla sabbia. Il respiro si fa tranquillo senza affanno. Nella laguna barchette di giornali di carta solcano le onde leggere e le parole sono pronte, tranquille in attesa anche loro si godono il prossimo approdo. Ho bisogno deella poesia del rigo bianco oggi, l’oasi dissetante prima di riprendere il cammino.Un giorno per non correre ma volare senza meta, solo per il gusto di volare e godersi il cielo e tra il rigo bianco fatto di respiri vedo sfilare parole e virgole in una nuova Poesia.

Un credo convinto e le etichette di fabbrica

Un credo convinto e le etichette di fabbrica
Da degli studi effettuati si dice che quando noi siamo interessati a qualcosa o nella nostra vita avviene un evento speciale, ecco che vediamo intorno a noi un proliferare di situazioni o persone che vivono la nostra stessa situazione. Si chiama attenzione selettiva. Avviene quando scegli la macchina che ti piace e di punto in bianco vedi parcheggiata ad ogni angolo o sfrecciare per la strada l’auto dei tuoi sogni, avviene quando si é in gravidanza e intorno a te tutti hanno il pancione. Avendo riflettuto e lavorato su me stessa: chi sono cosa, cosa voglo, dove vado e soprattutto perché, ho verificato che molte persone si sentono circondati senza possibilitá di fuga dalle etichette che ci hanno affibbiato. Non sto parlando dei vestiti griffati, sto parlando dell’etichetta che di volta in volta ci viene conficcata addosso con una spara punti potente e, voilá le etichette si appiccicano su di noi per l’eternitá. A farci caso questo avviene giá dai primi anni quando siamo bambini viene detto – ha soli 3 anni ma é un terrremoto – oppure – lei é cosi responsabile, ha soli 6 anni ma sembra una donnina fatta! Il gioco continua durante tutto il corso della nostra vita. Tutti lo facciamo verso tutti. Il nostro economato ci impone queste categorizzazioni/etichettature per stabilire e capire con chi abbiamo a che fare. Se abbiamo un amico/a che non é affidabile relativaente all’orario sapremo che quando diamo appuntamento per le 6 lei/lui probabilmente verrá alle 7. É utile, ci fa risparmiare tempo e ci da la – falsa – idea di tenere tutto sotto controllo. Il rovescio della medaglia é che le etichette le categorizzazioni sono rivolte a noi stessi. Noi siamo oggetto di etichettattura. Dopo averne guadanato una sfilza che ci individuano come poltroni, coraggiosi, con l’argento vivo addosso, timidi, introversi pettegoli, instancabili, attraenti, sciatti simpatici e ancora e ancora, noi chi siamo? Arriva un momento in cui tutte queste etichette ci prudono, nel fianco dove la maglietta sfrega sulla pelle, nel colllo non ne parliamo la vorremmo staccare a morsi, sull’anca non solo ci prude ma ci fa male. Inizia la difficile verifica di capire se noi siamo quelle etichette o siamo altro. Confusi, inicuri e increduli la persona che ci fissa nello specchio sembra un po diversa da noi! Inizia il lavoro di scucitura di queste etichette, e non é un lavoro per niente facile. Per anni ci siamo conformati a questa categorizzazione al punto che ci crediamo pure noi. Talvolta accade che l’etichetta affibbiata corrisponda ad una parte di noi stessi: sempre la ritardaria sa di esserlo ma il suo ritardo é da imputarsi magari ad una scelta, risponde ad una protezione/sicurezza o nella sua scala dei valori la precisione non é in cima. La situazione si complica fortemente quando l’etichetta risponde ad una mera percezione altrui e non ci corrisponde ma gravemente ci siamo abituati, ci crediamo, infine lo siamo diventati. – Ohh é un timidone – non capirá mai niente di matematica – é un irresponsabile – e noi ci impegnamo a portarle le etichette ogni giorno,ma quel giorno davanti allo specchio niente torna. Toglierci l’etichetta é faticoso, é un duro lavoro su stessi per capire chi siamo recuperando quelle parti che sono state annullate, mai sperimentate e vissute e che ci renderanno la verita su noi stessi

Guardando alla vita divertita e divertendomi

Guardando alla vita divertita e divertendomi
L’altro giorno mentre mi divertivo a girare per la cittá in cerca di angoli da fotografare ascoltavo le persone attorno a me, che sostavano perché attendevano qualcuno o passavano di fretta o passeggiavano chiacchierando o arrivava uno scorcio di telefonata. É stato inevitabile ascoltare i loro dialoghi. Da principio erano solo parole che avevano un senso ma non li collegavo. Dopo la quinta folata di parole ho iniziato ad ascoltare, tutte qUeste chiacchierre nel vento avevano una parola comne : stressata, stessato, stressati. Di qualsiasi argomento stessero parlando condivano e legavano con questa parola, che non é di congiunzione, discorsi di vita. Ma alla parola stressato/a/i ecco tutto si faceva piu teso. Certo il discorso continuava ma ad osservare bene, la casistica racconta una storia. La gente é stressata. Ma perhe mi chiedo?? L’aspetto incongruente é stato vedere persone che passegiavano – apparentemente tranquille – ma non per niente tranqille per niente gioiose, per niente arrabbiate, per niente addolorate per niente diverite solo S-T-R-E-S-S-A-T-E-. Secondo me perdono pezzi lungo strada dimenticano il vero motivo e allora dicono che sono stressate per esprimere come stanno. Se sono arrabbiata sono arrabiata, non c’é nulla da fare si vede quando non tiro fuori la mia rabbia, e se sono molto felice non posso a fare a meno di fare salti gioia. Figuriamoci se sono triste: la mia faccia si capisce lontana un chilometro. Stressata é una parola grigia che imbroglia le carte e quindi uno non sa come sta effettivamente. L’altro giorno ne parlavo con i miei amici e alcuni erano d’accordo con me altri dicevano che ci si atteggia ad essere stressati perche fa figo-sono-uno-che-fa-mille-cose e altri amici hanno detto che io ho sempre la cartina colorata sugli occhi. Quale cartina colorata ho chiesto – e loro mi hanno detto che ho una visione positiva della vita. Quale altra visione dovremmo avere? Si quella – hanno risposto – ma non tutti riescono a vederla cosi. Ho detto che la visione positiva ci permette di diverirci e fare quelo che si vuole e non costringerci nello stress catatonico e inattivo. Ricordando il periodo che sono stata nel limbo a causa della CapoCondomina non ero stresssata ero triste, malinconica, arrabbiata, furibonda ma non stressata. Quando non trovo i vestiti che mi piacciono sono delusa e quando ascolto i tg sono disgustata, se litigo con un amica sono scocciata e delusa ma non stressata. Alla fine della serata i miei amici hanno dichiarata bandita la parola stress, come nel gioco di tabú connl’impegno di usare parole piu árispondenti allo stato d’animo che si vive. Chi usa la parola, pagherá da bere

1st Anthology Stratford Poetry Group, my new poems in English

1st Anthology Stratford Poetry Group, my new poems in English

My new poems in English. In 2016 I met a Poetry group on Meetup. A marvellous Poetry Group thanks to the application where you can do what you love connecting people that they love to do too.

I met Sonia a Colombian poet and suddenly I felt in the Stratford Library as in Home. Since I started in the group, this two hour has been a special place for my soul, for my feelings, my darkness and uncomfortable days, a special place to get a specific time, reflecting about my life.

Actually, what is life, whether is it not Poetry? Isn’t? After many words games, improving even my bad English, after coffee and tea, meeting different creative talented people from different cultures, in this two poetry hour in the Stratford Library I start to game with poetry & English

Speaking in a different language bring you up to think differently. In the beginning, I felt as the words haven’t any taste even my intention was the same as I used to be. Writing and reading my Italian Poems is home, writing and reading my English poem is a hard construction.

Then after a little summer school in the Poetry Group, I challenged my self, using words that haven’t be a part of my childhood, of my life experience, hadn’t born under a warm sun, I started to feel a new taste writing and reading my English poems.

And yes, here we go. The 27th, there will be the launch of 1st. The book of the Stratford Poetry Group. Our Poems.

We created a collection of poems thanks to Sonia’s idea and the support of the Stratford Library. New feelings, new poems trying to be free, without the roles that I followed writing in Italian, without the label that I dressed thinking in Italian where my inner censor didn’t allow me to say something, no so good, uncomfortable as the truth can be.

I’m very happy and grateful that my words are taking a new flavour, a taste unexpectable and much more close to me, to my soul to my idea of true poetry that must be, and can be for the humanity.

unexpectable and much more close to me, to my soul to my idea of true poetry that must be, and can be for humanity.

Mi piacciono le uova strapazzate o all’occhio di bue?

Mi piacciono le uova strapazzate o all’occhio di bue?
L’altra sera ho rivisto il film Se scappi ti sposo con Richard Gere e Julia Roberts. Quando ho rivisto il pezzo in cui lei si cucina le uova per capire cosa le piace di piu me lo sono chiesta anche io. É da ieri mattina che mi ronza nella testa il domandone cosa mi piace e cosa no. La risposta in automatico é stata che tutto quello che faccio mi piace, pero in effetti no! Il viaggio nelle mie domande continua. Non lo faccio volutamente ma si piantano li davanti e non ce verso di far finta di niente. Stanno li sin quando non do retta a queste mocciose pretenziose. Domande domande e poi domande! Ho iniziato proprio dalle uova e alla fine ho scoperto che mi piacciono in tutte i modi, tranne che crude: crude NO! Ora sono alle prese con le persone: che tipo di persone mi vanno a genio, quali mi piacciono particolarmente? Quali non sopporto? Ho pensato da principio di avere pochi elementi da mettere sulla bilancia che mi fanno preferire o meno le persone: simpatiche o antipatiche poi ho aggiunto altro quali capacitá argomentativa, poi intelligenza, ma ho anche scoperto che adoro le persone introverse e che vado pazza per chi mi fa ridere. Riflettendo sulle persone riflettevo sui miei gusti e ho capito che non é solo una questione dei miei gusti ma molto influisce cosa sto vivendo in quel momento e cosa mi aspetto nella vita e conseguentemente dalle persone. Certo dire cosa mi aspetto dalle persone fa molto periodo antidiluviano. Significa non aver sperimentato la delusione delle aspettative, afferma una posizione arcaica della propria mente e conoscenza di se stessi. Chilometri di letterattura sono stati scritti sul tema, qualcosa ho letto, eppure mi aspetto sempre di ricevere dagli altri: perche voi NOOOOOO??? Altrimenti perché mai dovrei avere una qualsiasi relazione con queste persone? Non importa di quale natura sia il rapporto. Quindi tra le tante opzioni che mi do quando scelgo una persona, in cima c’é la risposta alla domanda: riesce a interessarmi mentalmente? Questa domanda inconsapevole (ora non piú) mi guida tra le persone, in particolare per quelle con le quali ho e posso avere relazioni importanti. Ho comprato un quaderno e scrivo tutte le cose che mi piacciono e perché. Capiró tutto quello che non mi piace cosi da evitarlo? Forse! Il mio sguardo ora é piu attento e curioso, ma rigoroso. Per non perdere niente e per essere certa di cosa scelgo.

Abbiamo paura della nostra Poesia

Abbiamo paura della nostra Poesia
Anche io ho provato e vissuto la stessa paura. Molti hanno paura della propria Poesia. Non hanno mai avuto l’opportunitá di sperimentarla, leggerla. Il piu delle volte nessuno glielo ha insegnato. Conoscere la propria poesia interiore é una consapevolezza imprenscindibile nella vita, eppure per lo piú la personale poesia é ignara ai suoi propietari. Esiste un distacco emotivo grave e colmarlo da adulti é ancora piu difficile. Da tempo la poesia é stata messa lentamente in un cantuccio affibbiandole ‘etichette’ come noiosa, inutile, non al passo con i tempi dei social. I piu abili, comprendendola pericolosa, l’hanno bollata come robetta da poco adatta per i perdenti, tristi, depressi e solitari, mentre noi tutti in questo secolo dobbiamo essere felici social e vincenti. La Poesia – dentro di noi – tuttavia non demorde e rimane lí in nostra attesa e da adulti – meglio tardi che mai –(qualora non si abbia la straordinaria fortuna di inontrarla sin da giovani) iniziamo la sua scoperta. Piano timorosi, spesso perché qualcuno suggerisce una frase – magari grazie ai social – capita che un film menzioni un passo di una particolare poesia. Piano, iniziamo a conoscere quella degli altri, quella che é finita nei libri delle biblioteche e prima girando per il mondo tradotta in svariate lingue. Quella che leggiamo é la poesia personale di qualcun altro scaturita da una lettura interiore del mondo esteriore vissuta personalmente, una poesia del sé attraverso la lente della vita. Leggere la nostra mentre la scriviamo é un altro passo che a tutti auguro, ma che richiede fiducia e amore per sé stessi. Fiducia di guardare dentro il nosro sé e leggere quella tenebra che spaventa, dura, violenta come un pugno nello stomaco, confusa perché non la riconosciamo, potrá essere una poesia d conforto o di speranza, o altre saranno di ribellione. Non leggerla mancheremmo a noi stessi. Amare la nostra poesia sará amare la persona che siamo nelle parole felici come in quelle appassionate e in quelle da animale – umano – quali siamo, potranno essere parole di rabbia eppure saranno le nostre, e potranno essere di dolore e ci cureranno quando sul rigo scorrerrano su un lago salato. Praticare la poesia é guardare con amore e veritá la nostra vita, non abbiate paura di incontrare e leggere la vostra Poesia. Iniziate: basta una penna e un foglio di carta.

Che amore voglio e quale Principe voglio?

Che amore voglio e quale Principe voglio?
L’altra notte mentre sognavo ad occhi aperti il mio amore di Principe, cercavo di capire che tipo di amore voglio dal Principe. Sono entrata in crisi perche non mi sapevo dare una risposta. Essere amata – la prima banale risposta – non fugava certi timori e ansie – ma amata come esattamente? Non averlo chiaro é strano. In effetti le mie amiche mi hanno detto che é come andare al supermercato e non sapere cosa devi comprare: non sai che cosa vuoi mangiare, ti aggiri per le corsie numerate vagando tra la verdura e il pesce, scatolette e precotti e congelati. Non solo, rischio di comprare quello che non mi piace! Si fa presto a dire Amore. Si mi sento contradditoria, si sono confusa. Tutta colpa della Poetessa quando nel limbo mi ha detto che devo imparare ad amare me stessa. Ci penso, leggo, le mie amiche mi danno suppporto – é scontato che devi amare te per prima – non cosi tanto scontato se per secoli noi dobbiamo donare il nostro amore agli altri sin da quando nasciamo – E si, ci sto provando e si, mi amo un po di piu. Questo é il guaio. Piu mi amo e meno ho chiarezza dell’amore del Principe. Questo é davvero un bel guaio! Tutto é sottosopra la veritá non é piu la veritá, e quello che ho sempre voluto, non é piu cosi sicuro. Almeno una certezza ci vuole nella vita dico io! Un qualcosa/qualcuno a cui affidarsi quando sei in ritardo e perdi l’aereo, quando il taxi fila dritto e hai i tacchi da 12 cm, quando avevi programmato il viaggio e ti dicono che sei licenziata, quando hai finito il make-up e l’ultimo tocco di rimmel si sbava sul’arcata sopracigliare, ci vuole qualcuno sicuro che sappia supportarti quando la bilancia schizza su di 356 grammi. Invece, niente certezze in questo amore sognato tutta la vita. Che amore voglio dal Principe, é alla base di quasiasi ricerca da fare per scovare il fuggitivo che si nasconde ai miei occhi. La cosa ancora piú strana, in questo scompiglio aggovigliato é che non sono preoccupata di non sapere che amore voglio dal mio Principe, ma se voglio il Principe! Sono davvero, seriamente, profondamente frastornata da questa sensazione di non necessitá. Ma cosa mi succede? Ho sempre sognato il Principe e il suo amore e adesso che faccio? Quindi mi guardo allo specchio e non mi so dare risposte e la – rassicurante… – risposta delle mie amiche – stai cambiando, e normale – Normaleeeee? Mi lascia a terra. No! Non lo é affatto normale. Il Principe é una cosa importante mi dico, e mentre lo dico percepisco che non é proprio cosi … come se questa immagine stia sbiadendo, cerco di metterla a fuoco e non la vedo piu chiara come prima. Vedo me prima… e quindi non so ancora che amore voglio dal Principe e, … se voglio il Principe? Ohhh questo é sconvolgente: come faccio senza Principe? No meglio cancellare questa opzione l’ho detto alle mie amiche e loro alzandogli ochhi al cielo hanno detto – ormai hai imboccato la strada … –