Tetraplegia, Categorizzazioni, paura e voglia di Essere

Tetraplegia, categorizzazioni, paura e voglia di Essere

La sessione di coaching di ieri sera é stata davvero intensa. Lei, la mia cliente che per privacy chiamerò Cielo Con Nuvole, è tetraplegica. Si però questa è una categorizzazione. A lei non piacciono le categorizzazioni. Mi ha detto, nelle prime sessioni, che la parola tetraplegica porta in automatico chi la guarda a pensare che lei, essendo tetraplegica,  non può fare delle azioni ma sicuramente è una buona persona. Lei si dichiara anche stronza.

Ri-inizio: lei la mia cliente Cielo con Nuvole è una Donna. Non conosco ancora il suo lato “da stronza” ma sono d’accordo con lei che Tetraplegia cosi come Handicappato, Omosessuale, Povero, Extracomunitario, Imprenditore (aggiungete tutte le categorie che volete) ci porta a entrare nell’illusorio mondo delle Categorizzazioni che ci danno quell’illusoria sicurezza di sapere chi abbiamo di fronte.

Anche Donna, cosi come Uomo, è una categorizzazione che ci fa credere di sapere chi abbiamo di fronte. Così non è, ma ne parleremo un’altra volta!

Sono contraria alle categorizzazioni, credo da sempre, perché la categorizzazione se inizialmente semplifica la vita al nostro cervello, di fatto è una scatoletta limitante.

Avete mai fatto caso in quante scatolette ci siamo spezzettati per far parte di questo mondo? E dopo esserci spezzettati siamo ancora capaci di essere noi e NON le categorizzazioni alle quali dobbiamo rispondere?

Cielo con Nuvole dicevo è una Donna (tra i 40 e i 50 anni) che ha scelto di lavorare con me per Esprimere pienamente se stessa uscendo dalla scatoletta della categorizzazione di Tetraplegica. Per chi non conoscesse cosa comporta la tetraplegia può leggerlo in questo report

Prima di confermare il percorso di coaching ci siamo incontrate in pre-sessione, quell’ora in cui entrambe capiamo bisogni e aspettative.

Mentre lei si raccontava io mi chiedevo come avrei potuto esserle d’aiuto considerando la dura esperienza che si presenta ogni giorno nelle piccole e grandi azioni della sua quotidianità (l’incidente stradale in adolescenza che l’ha fatta sedere su una sedia a rotelle paralizzata dal collo in giù) e che ha mostrato e usa la sua capacità di resilienza e di cambiamento.

Mi ero subito resa conto che ero caduta dentro una categorizzazione. In realtà Cielo con Nuvole è una Donna che ha bisogno di esprimere pienamente se stessa (si quindi anche esprimere apertamente il suo dissenso a chi la vede solo su una sedie a rotelle, e si esprimere la sua sessualità, e si esprimere la sua malinconia, la sua gioia, il suo essere stronza, le sue qualità, il suo talento, la sua scelta di vivere il momento) Quindi ci siamo piaciute e abbiamo iniziato a lavorare.

Durante le sessioni emerge la consapevolezza che è la stessa categorizzazione a limitarla, e allo stesso tempo, è diventata la sua corazza protettiva.

Come vi ho detto ieri è stata una sessione davvero intensa e tra categorizzazioni e desiderio di vivere in piena volontà di espressione del Sé mi dice “sai cosa mi fa arrabbiare?” – No, rispondo io – “la stretta di mano. Quando le persone si accorgono che la  mia mano si muove in modo diverso dalla loro, si allontanano. Speravo il COVID avesse archiviato questo contatto invece quando si presentano mi tendono la stretta di mano, ma poi si imbarazzano.”

Emerge anche la paura di mostrarsi realmente per quello che si è (ironica, diretta grazie ad un sorriso coinvolgente), senza infrangere quella categorizzazione che seppure parzialmente la identifica.

Facciamo delle prove ripresentandoci come se non ci conoscessimo e ci guardiamo negli occhi e insieme troviamo una modalità per stringerci la mano che mi commuove.

Per la prima volta in una comune stretta di mano mi trovo completamente accolta. È più di una presentazione, è pura accoglienza. Lei accoglie la mia mano dentro la sua aprendo le sue dita, che restano sempre chiuse a causa della tetraplegia, usando la mia stessa mano. Con il piegamento del polso produce una pressione che completa la stretta di mano.

È voglia di Essere. Senza categorizzazioni in modo personale. Il coaching é anche questo.

Cielo con Nuvole, da circa  36 anni, è in sedie a rotelle, oggi si diverte anche con l’elettrica e sfreccia in mezzo al traffico (a causa di barriere architettoniche che nella sua città le fanno scoprire che i marciapiedi si interrompono senza preavviso) per recarsi dove vuole e nel percorso di coaching ha scelto di diventare/essere chi vuole e NON restare dentro la scatoletta della categorizzazione.

DA DOVE PARTE IL TUO CAMBIAMENTO?

“Adesso basta”, “Non ce la faccio più”, “Così muoio” sono frasi che pronuncio quando le scelte che ho fatto non rispondono più alle mutate esigenze, le situazioni non sono allineate ai bisogni, i compromessi (che prima mi sembravano sostenibili) evidenziano il disequilibrio di quel compromesso.

Pronunciare, affermare, nominare, guardare la realtà e il primo segnale della necessità del mio cambiamento.

Da quel momento in poi sembrerebbe una bella strada in discesa, facile da prendere e percorrere sicura che mi porterá dritta dritta al Cambiamento.

Invece no! Lì inizia il TRAVAGLIO del CAMBIAMENTO. Uso la parola TRAVAGLIO non a caso. In realtà il Cambiamento conduce ad una NUOVA NASCITA, e quel processo evolutivo/trasformativo è un vero travaglio (so che sono in buona compagnia).

Quindi il travaglio del cambiamento ha inizio: so che “non mi va bene niente o quasi”, quindi tutte le mie energie si attivano per trovare soluzioni ottimali per il mio benessere. Ottimo!

Ma contemporaneamente si attivano con maggiore energia tutte le mie Resistenze che ostacolano questo processo del quale non sanno niente, non conoscono il risultato finale, e sicuro potrebbe andare tutto storto, meglio stare dove sto, potrei cadere dalla padella alla brace, non sei mai felice/accontentati… Pessimo!

Quindi immaginate queste forze contrastanti che si attivano simultaneamente e che rendono questo processo di evoluzione/cambiamento un TORMENTO, una scalata a parete difficile, irta di insidie, senza corde di sicurezza, faticosa e soprattutto incerta.

Chi mai vorrebbe mettersi in una condizione cosi scomoda? Non dico nessuno, ma sicuramente poche persone lo fanno in scioltezza.

Tornando a me io faccio parte della categoria Resistente/Recalcitrante, sebbene chi mi conosce da vicino sa che di cambiamenti ne ho fatto tanti e tanti ne farò, ma questo non mi pone nella categoria “lo faccio in scioltezza”.

Mi sono allenata e mi alleno quotidianamente al cambiamento che mi permette di individuare/nominare/ le potenti forze delle Resistenze e quindi parlarci.

Il travaglio del cambiamento sta proprio li, in quel dialogo giornaliero interiore (tra me e le mie tante me) con le mie resistenze (vi assicuro OSTINATE che peggio non si può) che trovano un sacco di validissime giustificazioni, che sanno argomentare pro e contro, che furbe sanno toccare nervi scoperti e non si preoccupano di lanciarmi affondi e farmi capitolare nella mia volontà di cambiamento.

Quindi cosa faccio? So che ve lo state chiedendo perché ne parliamo in sessione e ci lavoriamo tanto. Più le Resistenze mostrano la loro forza toccando i punti dolenti più raccolgo informazioni su me stessa. Le Resistenze sono necessarie, ringraziatele, sono cartelli stradali , usateli sempre, che mi indicano il COSA fare, COME fare, e DOVE AGIRE.

Ecco, il mio cambiamento parte da quel momento in cui le Resistenze si affacciano e queste forze straordinarie si danno battaglia: la Volontà di quel benessere che io desidero, e la Paura di non sapere come realizzare il mio bisogno.