Tetraplegia, Categorizzazioni, paura e voglia di Essere

Tetraplegia, categorizzazioni, paura e voglia di Essere

La sessione di coaching di ieri sera é stata davvero intensa. Lei, la mia cliente che per privacy chiamerò Cielo Con Nuvole, è tetraplegica. Si però questa è una categorizzazione. A lei non piacciono le categorizzazioni. Mi ha detto, nelle prime sessioni, che la parola tetraplegica porta in automatico chi la guarda a pensare che lei, essendo tetraplegica,  non può fare delle azioni ma sicuramente è una buona persona. Lei si dichiara anche stronza.

Ri-inizio: lei la mia cliente Cielo con Nuvole è una Donna. Non conosco ancora il suo lato “da stronza” ma sono d’accordo con lei che Tetraplegia cosi come Handicappato, Omosessuale, Povero, Extracomunitario, Imprenditore (aggiungete tutte le categorie che volete) ci porta a entrare nell’illusorio mondo delle Categorizzazioni che ci danno quell’illusoria sicurezza di sapere chi abbiamo di fronte.

Anche Donna, cosi come Uomo, è una categorizzazione che ci fa credere di sapere chi abbiamo di fronte. Così non è, ma ne parleremo un’altra volta!

Sono contraria alle categorizzazioni, credo da sempre, perché la categorizzazione se inizialmente semplifica la vita al nostro cervello, di fatto è una scatoletta limitante.

Avete mai fatto caso in quante scatolette ci siamo spezzettati per far parte di questo mondo? E dopo esserci spezzettati siamo ancora capaci di essere noi e NON le categorizzazioni alle quali dobbiamo rispondere?

Cielo con Nuvole dicevo è una Donna (tra i 40 e i 50 anni) che ha scelto di lavorare con me per Esprimere pienamente se stessa uscendo dalla scatoletta della categorizzazione di Tetraplegica. Per chi non conoscesse cosa comporta la tetraplegia può leggerlo in questo report

Prima di confermare il percorso di coaching ci siamo incontrate in pre-sessione, quell’ora in cui entrambe capiamo bisogni e aspettative.

Mentre lei si raccontava io mi chiedevo come avrei potuto esserle d’aiuto considerando la dura esperienza che si presenta ogni giorno nelle piccole e grandi azioni della sua quotidianità (l’incidente stradale in adolescenza che l’ha fatta sedere su una sedia a rotelle paralizzata dal collo in giù) e che ha mostrato e usa la sua capacità di resilienza e di cambiamento.

Mi ero subito resa conto che ero caduta dentro una categorizzazione. In realtà Cielo con Nuvole è una Donna che ha bisogno di esprimere pienamente se stessa (si quindi anche esprimere apertamente il suo dissenso a chi la vede solo su una sedie a rotelle, e si esprimere la sua sessualità, e si esprimere la sua malinconia, la sua gioia, il suo essere stronza, le sue qualità, il suo talento, la sua scelta di vivere il momento) Quindi ci siamo piaciute e abbiamo iniziato a lavorare.

Durante le sessioni emerge la consapevolezza che è la stessa categorizzazione a limitarla, e allo stesso tempo, è diventata la sua corazza protettiva.

Come vi ho detto ieri è stata una sessione davvero intensa e tra categorizzazioni e desiderio di vivere in piena volontà di espressione del Sé mi dice “sai cosa mi fa arrabbiare?” – No, rispondo io – “la stretta di mano. Quando le persone si accorgono che la  mia mano si muove in modo diverso dalla loro, si allontanano. Speravo il COVID avesse archiviato questo contatto invece quando si presentano mi tendono la stretta di mano, ma poi si imbarazzano.”

Emerge anche la paura di mostrarsi realmente per quello che si è (ironica, diretta grazie ad un sorriso coinvolgente), senza infrangere quella categorizzazione che seppure parzialmente la identifica.

Facciamo delle prove ripresentandoci come se non ci conoscessimo e ci guardiamo negli occhi e insieme troviamo una modalità per stringerci la mano che mi commuove.

Per la prima volta in una comune stretta di mano mi trovo completamente accolta. È più di una presentazione, è pura accoglienza. Lei accoglie la mia mano dentro la sua aprendo le sue dita, che restano sempre chiuse a causa della tetraplegia, usando la mia stessa mano. Con il piegamento del polso produce una pressione che completa la stretta di mano.

È voglia di Essere. Senza categorizzazioni in modo personale. Il coaching é anche questo.

Cielo con Nuvole, da circa  36 anni, è in sedie a rotelle, oggi si diverte anche con l’elettrica e sfreccia in mezzo al traffico (a causa di barriere architettoniche che nella sua città le fanno scoprire che i marciapiedi si interrompono senza preavviso) per recarsi dove vuole e nel percorso di coaching ha scelto di diventare/essere chi vuole e NON restare dentro la scatoletta della categorizzazione.

DA DOVE PARTE IL TUO CAMBIAMENTO?

“Adesso basta”, “Non ce la faccio più”, “Così muoio” sono frasi che pronuncio quando le scelte che ho fatto non rispondono più alle mutate esigenze, le situazioni non sono allineate ai bisogni, i compromessi (che prima mi sembravano sostenibili) evidenziano il disequilibrio di quel compromesso.

Pronunciare, affermare, nominare, guardare la realtà e il primo segnale della necessità del mio cambiamento.

Da quel momento in poi sembrerebbe una bella strada in discesa, facile da prendere e percorrere sicura che mi porterá dritta dritta al Cambiamento.

Invece no! Lì inizia il TRAVAGLIO del CAMBIAMENTO. Uso la parola TRAVAGLIO non a caso. In realtà il Cambiamento conduce ad una NUOVA NASCITA, e quel processo evolutivo/trasformativo è un vero travaglio (so che sono in buona compagnia).

Quindi il travaglio del cambiamento ha inizio: so che “non mi va bene niente o quasi”, quindi tutte le mie energie si attivano per trovare soluzioni ottimali per il mio benessere. Ottimo!

Ma contemporaneamente si attivano con maggiore energia tutte le mie Resistenze che ostacolano questo processo del quale non sanno niente, non conoscono il risultato finale, e sicuro potrebbe andare tutto storto, meglio stare dove sto, potrei cadere dalla padella alla brace, non sei mai felice/accontentati… Pessimo!

Quindi immaginate queste forze contrastanti che si attivano simultaneamente e che rendono questo processo di evoluzione/cambiamento un TORMENTO, una scalata a parete difficile, irta di insidie, senza corde di sicurezza, faticosa e soprattutto incerta.

Chi mai vorrebbe mettersi in una condizione cosi scomoda? Non dico nessuno, ma sicuramente poche persone lo fanno in scioltezza.

Tornando a me io faccio parte della categoria Resistente/Recalcitrante, sebbene chi mi conosce da vicino sa che di cambiamenti ne ho fatto tanti e tanti ne farò, ma questo non mi pone nella categoria “lo faccio in scioltezza”.

Mi sono allenata e mi alleno quotidianamente al cambiamento che mi permette di individuare/nominare/ le potenti forze delle Resistenze e quindi parlarci.

Il travaglio del cambiamento sta proprio li, in quel dialogo giornaliero interiore (tra me e le mie tante me) con le mie resistenze (vi assicuro OSTINATE che peggio non si può) che trovano un sacco di validissime giustificazioni, che sanno argomentare pro e contro, che furbe sanno toccare nervi scoperti e non si preoccupano di lanciarmi affondi e farmi capitolare nella mia volontà di cambiamento.

Quindi cosa faccio? So che ve lo state chiedendo perché ne parliamo in sessione e ci lavoriamo tanto. Più le Resistenze mostrano la loro forza toccando i punti dolenti più raccolgo informazioni su me stessa. Le Resistenze sono necessarie, ringraziatele, sono cartelli stradali , usateli sempre, che mi indicano il COSA fare, COME fare, e DOVE AGIRE.

Ecco, il mio cambiamento parte da quel momento in cui le Resistenze si affacciano e queste forze straordinarie si danno battaglia: la Volontà di quel benessere che io desidero, e la Paura di non sapere come realizzare il mio bisogno.

La difficoltá del Cambiamento tra Speranza e Paura

La vita porta il CAMBIAMENTO.

La vita é costante cambiamento. All’interno della nostra vita costruiamo e sane e funzionali abitudini, routines quotidiane, sviluppiamo attivitá professionali e commerciali, progettiamo la nostra vita con l’obiettivo di starci bene.

Poi la vita accade e la nostra quotidianitá viene spazzata via a volte nell’arco di una notte a volte in anni di progressive crisi. Ne sono un chiaro esempio i terremoti che spazzano via intere cittá, le lunghe guerre che seminano vittime e ci privano del futuro.

Noi diamo per certe le nostre giornate, le riteniamo sicure e inamovibil, ma la Vita arriva e porta il cambiamento che ci chiede di modificare, a volte sostanzialmente la nostra Vita, il lavoro che non esiste piu, le persone che non faranno piu parte della nostra vita, cambiano gli assetti e tutto frana sotto i nostri piedi.

Il cambiamento, in particolare quello non sotto il nostro controllo, é uno degli eventi piu stressanti per l’essere umano. Fa parte degli eventi luttuosi che richiedono all’essere umano la riorganizzazione mentale ed emotiva,

In realtá, é necessario precisare, il Cambiamento ci offre una opportunitá fondamentale per la nostra stessa vita. Allenarci a vivere, imparare la flessibilitá e potenziare la resilienza.

Il vento del cambiamento ci riporta ad una condizione che abbiamo (tutti) vissuto precedentemente. Ci riporta quella stessa situazione CONCRETA di INSICUREZZA  e INCERTEZZA.

  • Come stavi quando NON avevi quella sana routine quotidiana?
  • Come ti sentivi quando il tuo business NON decollava?
  • E la tua RELAZIONE SBILANCIATA come ti faceva sentire?
  • Come esattamente vivevi la MANCANZA DI RISULTATI che tardavano ad arrivare?
  • E cosa provavi a constatare che quell’azione NON portava nessun beneficio al progetto?

Vivevi nell’incertezza, in una costante e quotidiana INSICUREZZA preda della Paura che inziava a morderti il cuore e la mente.

Il Cambiamento é un Maestro NECESSARIO nella nostra vita.

Ci offre la Scelta di usare i nostri Talenti, esprimere le nostre Qualitá e potenziare l’Abilitá di essere flessibili e incrementare i nostri livelli di Resilienza.

Guardare alla nostra Storia appena passata ci aiuta a fare una riflessione importante.

I nostri nonni e i nostri genitori (per chi ha la fortuna di avere genitori anziani) ci offrono un esempio pratico della modalitá di superare le AVVERSITÁ e l’INSICUREZZA.

Osservando la loro vita salta agli occhi che la lro vita era fondata sull’INCERTEZZA. La loro vita procedeva sulll’instabilitá dei risultati che per un grande percentulae non era sotto il loro (diretto) controllo. I raccolti, l’allevamento, le guerre, le malattie incidevano profondamente sul risultato della loro vita.

Mi sono posta una domanda banale: cosa permetteva ai nostri predecessori di sviluppare e progredire? Quale strumento usavano per superare praticamente ed emotivamente le crisi economiche, la costante paura delle guerre e la costante condizione di INSICUREZZA?

Questa capacitá é fondata essenzialmente sulla conoscenza della Paura e l’utilizzo della Speranza.

Nel tempo entrambe sono state ghettizzate e vilipese.

Paura = NON devi provare Para
Speranza = NON aspettare la Speranza

Grazie a queste 2 parole l’essere umano é andato avanti e continuerá a progredire.

Un’aspetto importante che modifica quella determinata situazione critica, instabile é l’allenamento all’INCERTEZZA e all’INSTABILITÁ.

  • Quanto oggi siamo pronti a vivere nell’incertezza?
  • Quanto oggi siamo capaci di sostenere il nostro Progetto di Vita, quando tutto quello che é stato costruito puó essere spazzato via?
  • Quanto oggi siamo capaci di ricominciare da zero?

Rispondere a questa domanda richiede la conoscenza profonda di queste due parole: Paura e Speranza. Che significato personale hanno per te?

I nostri nonni e i nostri genitori hanno vissuto fianco a fianco alla Paura e alla Speranza. Hanno camminato insieme per lungo tempo ascoltando la voce della Paura che dava indicazioni precise e, seguendo la voce di Speranza che pre-vedeva il Futuro ancora tutto da scrivere.

Nella loro grande bontá i genitori e in quota parte anche i nonni hano fatto di tutto per “evitare” ai propri figli l’INCERTEZZA e l’INSTABILITÁ.

Involontariamente peró hanno tenuto lontano dalla nostra pratica quotidiana un ottimo strumento: l’ALLENAMENTO alle difficoltá, la gestione dell’INCERTEZZA, la capacita di individuare soluzioni, non abbiamo imparato a diversificare e a sfruttare il cambiamento a nostro vantaggio. .

É innegabile che viviamo una vita comoda, senza bombardamenti e stato di guerra, le malattie sono contenute e si fanno costanti scoperte, ma nuove malattie ci minacciano e i cambiamenti ci trascinano in un abisso di panico e ansia.

Cosa puoi fare nell’immediato per dialogare con la Paura e guardare le indicazioni di Speranza?

Da quando non entri in relazione con Te stessa?

Ci sono dei passaggi nella vita di noi Donne che rappresentano delle svolte cosi significative da richiedere una riflessione profonda.

Sgombro subito il campo dalla possibile connessione tra: riflessione uguale fermarsi. “Sto ferma li a riflettere!” No, il fermarsi di noi Donne equivale a una riflessione mentre facciamo, e contemporaneamente aggiustiamo il tiro.

Abbiamo cosi tanto da recuperare dal passato, che ci ha tolto diritti e opportunità, che fermarsi (in termini di staticità) non è utile alla causa.

Ma i cambiamenti, le evoluzioni, le rinascite di noi Donne gli uragani interiori richiedono una riflessione importante che non facciamo molto spesso e che nessuno percepisce se non un “sai che ti trovo diversa…sarà la pettinatura?

No, non é la pettinatura! Noi Donne siamo cosi brave a non disturbare e a mantenere l’Armonia che stiamo anni, evoluzione dopo evoluzione prima che sia nota. Perché? Perché quando sperimentiamo quella profonda riflessione che ci conduce alla relazione con noi stesse, si vede, vi assicuro che si vede e tutto il mondo se ne accorge. E non si tratta di pettinatura.

Vi sembrerà una contraddizione: se c’è cambiamento crescita ed evoluzione vi è necessariamente la relazione con noi stesse. Si, corretto. Ma ti chiedo: dopo tutto quel turbine di venti e tempesta che hai superato, ti guardi allo specchio sana e salva rincuorata di avercela fatta anche stavolta, portando a casa il risultato (qualunque esso sia), ti fermi a chiederti chi sei diventata?

Sai chi sei veramente dopo quel lungo periodo di discussione interiore tra le difficoltà del voler essere, faticare per affermarlo? Del non sapere come fare, farlo con un passo avanti e due indietro, sai chi sei diventata dopo tutte quelle azioni giuste e tutti gli errori che hai commesso e che non avresti mai voluto fare, ma che ti hanno offerto un’altro pezzo di te? Sai chi sei diventata dopo aver toccato i tuoi limiti e averli spostati giorno dopo giorno, un piccolo pezzo per volta? Ti chiedi chi sei diventata dopo aver dubitato mille volte di te stessa che non ce l’avresti fatta e che non eri abbastanza e giusta per quel contesto, per quella relazione, per quel lavoro, per quel gruppo e soprattutto per te stessa? Chi sei dopo le corse e le ferite morali e fisiche e i No? E chi sei diventata dopo aver proseguito su quella strada, che solo tu conosci e vedi, mentre gli altri ti dicevano che avevi sbagliato strada? Chi sei diventata dopo che vedevi l’arrivo ed era solo un miraggio ma hai proseguito? Chi sei diventata dopo la perdita, dopo aver affidato cuore e sangue ed essere rimasta senza quasi linfa vitale, chi sei diventata dopo che ti sei rialzata dalla polvere?

Da quando non ti chiedi chi sei diventata? Da quando non entri in relazione con te stessa?

Perché questa domanda?

C’è, tra l’uragano del divenire e l’approdo all’essere diventata, un passaggio necessario che devi a te stessa:

Il Riconoscimento

Entrare in relazione con te stessa è la Relazione. La prima e la più importante che ti fa capire chi eri, chi sei, e chi vorrai essere.

Tuttavia, benché stiamo parlando della relazione più importante, latitiamo gli incontri viviamo senza frequentarci, protese al soddisfacimento delle altrui vite alle cure da elargire ai doveri da ossequiare relegando alla nostra relazione interiore un veloce e approssimativo “ce l’ho fatta”.

Io aggiungo il “quasi fatta”.

Noi Donne siamo molto brave nel superare le crisi le difficoltà dolori, fatiche e l’impegno energetico che i passaggi evolutivi richiedono ma saltiamo quel momento terapeutico, alchemico di verifica e di relazione dentro noi stesse.

Come puoi capire chi sei diventata se salti il tuo Riconoscimento?

L’azione di Riconoscimento verso noi stesse è un atto dovuto necessario a confermare a noi stesse chi è arrivata dopo la tempesta.

Potrai osservare che lo sai perfettamente chi sei avendo vissuto in prima persona quel’uragano. Eppure, molto spesso saltiamo questo profondo incontro di Riconoscimento durante il quale con chiarezza riconosciamo e confermiamo chi siamo diventate.

Saltando questo passaggio NON riconosciamo la nostra forza, NON vediamo il nostro coraggio, NON valutiamo la perseveranza e la volontà, NON crediamo in noi stesse aspettando dal di fuori sicurezza, NON ci riteniamo capaci di trovare soluzioni, cosi che il nostro essere, la saggezza, la personalità sono ridotte al minimo.

Tutte le volte che supero un uragano interiore, ogni volta che il cambiamento opera la trasformazione ho il dovere di Riconoscermi nuovamente. Senza questo passaggio perdo gran parte della ricchezza che ho acquisito durante il cammino.

Entro in relazione con me stessa RI-Conoscendo chi sono diventata.

Mi Ri-Conosco, mi Confermo, lo Dichiaro. Con dettaglio precisando le qualità, le competenze la volontà, la forza, la tenacia la determinazione, l’amore interiore che mi ha asciugato le lacrime, la saggezza che ha saputo parlare con le paure e il dolore, la fatica che m ha accompagnato nel viaggio. Accolgo i miei errori come frutto della necessaria esperienza.

E dopo questo riconoscimento ho la chiarezza di me stessa di chi sono diventata. Da questo punto riparto per il nuovo viaggio.

Ogni singola parola che ho elencato, ha per ogni Donna una storia di una bellezza indescrivibile che parla di vita e di Identità che deve essere Ri-Conosciuta e Confermata.

È il riconoscimento che facciamo a noi stesse che fa la differenza, nella nostra vita e nel nostro Essere Donne nel mondo

È il tuo momento: quello con te stessa, con Colei che è diventata.

La Salvezza di Lasciar Andare

Mentre rientravo a casa l’altro pomeriggio sono stata assalita da un malinconico e fortissimo odore di Addio. I colori intensi e gli odori della terra bagnata le foglie gialle e rosse lungo la via mi hanno acchiappato il cuore dicendomi che il tempo di lasciare é arrivato. Ogni addio é doloroso, specie quelli che ci riguardano personalmente.

Ma quali sono quegli addii cosi difficili da dare e COMPIERE?

Quelli che dobbiamo a noi stessi, quelli che confermano che una parte di noi non ci serve più, anzi ci limita, ci blocca.

Sebbene consapevoli non riusciamo a lasciare andare comportamenti che sentiamo parte integrante nella nostra quotidianità. Non ci comportiamo come l’albero che con fiducia permette che la natura faccia il suo corso. Lottiamo strenuamente per trattenere vecchi schemi, abitudini, pensieri, atteggiamenti, modi di fare, scorciatoie e regole perché in fondo è cosi che ci siamo organizzati per capire decifrare e sostenere il nostro mondo.

Rientrando a casa con la malinconia di quei colori vividi e pieni di addio, pensavo ai miei di addii. Lunghi strascicati nascondendo la verità della limitatezza e andando avanti tenendo tutto sopra le spalle sempre più appesantite.

Verso la Salvezza del Lasciar Andare

Mentre i passi procedevano verso casa la mia mente ragionava verso il prossimo addio. So che devo – ancora una volta –  lasciar andare quella parte di me, cosi come l’albero lascia andare la sua foglia. DEVO FARLO naturalmente per darmi la possibilità di crescere e SALVARMI da schemi comportamenti e abitudini che mi limitano.

Mi chiedevo, passando fra le foglie di platano cosa potevo e dovevo fare, e cosa in realtà mi impediva di compiere quell’addio.

Lasciare andare quella parte di me significa accettare quella  mia utile morte

Appena il pensiero si è composto tutto è stato chiaro. È la paura di perdere quella “me” che mi frena e mi attanaglia stringendo ciò che non mi serve più. Ho paura di dimenticare e perdere quell’immagine di me, utile fino a poco tempo fa ma che ora deve lasciare spazio alla mia nuova Me.

Dovrei esserci abituata! Mi è capitato tante volte e so che succederà ancora, fortunatamente!

Eppure, quella sensazione di perdita si presenta ad ogni stagione di cambiamento. So benissimo che dopo questo salvifico LASCIARE ANDARE rinascerò e l’energia della nascita mi condurrà con leggerezza dove sto andando ma perché questo trattenere?

Le domande trovano sempre risposte

Questa domanda mi ha fatto osservare le foglie. Aggrinzite lontano dall’albero madre: mi sono chiesta a cosa servono ?

Loro sono l’evidenza del passaggio, l’elogio del cambiamento.

Mentre il rientro a casa era prossimo, li nell’ora che precede il tramonto ho compreso che, così come le foglie celebravano il loro addio, anche io dovevo riconoscere il passaggio, dovevo celebrare il mio cambiamento.

Cambiare significa in parte morire. Accogliere la salvezza del lasciar andare, che ci dona la nuova vita.

L’elogio al mio cambiamento lo celebro qui con le parole, come sono abituata a fare mettendo nero su bianco a memoria futura per ricordarmi di accogliere quella paura che mi porterà alla mia nuova gioiosa nascita.

TUTTO AVVIENE SECONDO NECESSITÁ

Ti sei mai fermata/o a riflettere sul perché del tuo generico malessere? Che questo sia noia, dolore, tristezza, rabbia, inquietudine, disorientamento, fatica, frustrazione, inconcludenza o altra emozione che determina il tuo stato c’e una ragione ben precisa.

La prima chiarezza da fare é sul tipo di emozione che provi.

Di solito rispondiamo “è lo stress”, abituati a questo termine stra-abusato e utilizzato impropriamente, nominando così uno stato psico-emotivo differente.

Questo cosa provoca: chiudi con la generica parola stress una condizione che non indaga e non chiarisce e non identifica la vera causa del tuo malessere.

Lo stress del lavoro, lo stress dei soldi, lo stress delle relazioni, lo stress della vita moderna, lo stress dei social, lo stress della salute e quant’altro mettiamo in questo calderone dello stress ci inganna e ci porta fuori strada.

Abbiamo assunto – come spesso accade – questa parola perché ci conviene. Ci fa risparmiare energie e ci dà una risposta immediata. Siamo abituati – ormai da tempo – a soddisfare le nostre più banali esigenze con un click del nostro mouse. Ed é fantastico!. Tuttavia darci quel tipo di risposta significa liquidare in modo superficiale il nostro stato d’animo, senza aver cura di noi stessi, del nostro sentire.

Dirti “è lo stress” equivale a “dai… lo sai …non ti pre-occupare, questo periodo/situazione passerà” il che determina NESSUNA COMPRENSIONE, NESSUN CHIARIMENTO DEL NOSTRO SENTITO, NESSUNA AZIONE ADEGUATA A FARCI STARE BENE. Risultato il periodo di stress continuerà.

Il tuo malessere é una chiave che devi saper tenere in mano e usare:

TUTTO AVVIENE SECONDO NECESSITÀ

La tua rabbia, la tua paura, il panico, la tristezza, la frustrazione, il dolore, la rassegnazione, la malinconia, l’ansia, il rifiuto, la vergogna, l’invidia sono la chiara espressione di una tua NECESSITÀ, di un tuo BISOGNO.

Tutto ció che noi vogliamo e facciamo avviene per NECESSITÀ. La nostra necessità.

Catalogarla sotto la voce “Stress” come abbiamo visto ti impedisce di capire cosa esattamente ti fa arrabbiare o quale evento ti ha provocato frustrazione oppure ti impedisce di indagare quali situazioni non gestite stanno generando ansia.

Quando ascoltiamo il nostro stato psico-emotivo, quell’iniziale e non meglio precisato malessere, sta emergendo una NECESSITÀ.

La NECESSITÀ arriva per darci due istruzioni.

La prima istruzione è ascoltare l’emozione che ti arriva: identificarla e nominarla.

Ora che sai cosa realmente sta provando, hai l’opportunità di precisare quale è la NECESSITÀ che VUOI soddisfare.

Potrai quindi scoprire che il rifiuto che provi ti allontana dalle relazioni ma sono quelle di cui hai bisogno. La rabbia di non aver conquistato la posizione lavorativa ti mostra chiaramente che desideri quel ruolo. La tristezza che ti pervade é il risultato di una aspettativa non realizzata e ti sta dicendo quanto bisogno hai che quello che “desideri” si realizzi.

La seconda istruzione della NECESSITÀ è dare una risposta pratica. Tutto AVVIENE SECONDO NECESSITÀ ci dice che possiamo farlo accadere e da che mondo è mondo costantemente avviene.

Cosa ci permette di mettere in pratica la seconda istruzione? Le nostre AZIONI. Quanto più noi saremo attenti alle nostre emozioni, ascolteremo il nostro stato, lo preciseremo, tanto più avremo la possibilità di mettere in AZIONE la nostra VOLONTÀ.

Sara la tua volontà, quella forza interiore utilizzata dall’essere umano per compiere autonomamente quelle azioni, prendere quelle decisioni, che ti consentirà la realizzazione, creare l’avvenimento.

Perché TUTTO AVVIENE SECONDO NECESSITÀ

LA MAGIA DEL COACHING

La Magia del Coaching

Avviene ogni volta la Magia. Quella forza alchemica che sa aprire la porta del buio. Quella tenebra difficile da guardare e sbrogliare. Eppure durante la sessione di coaching magicamente quella porta si dischiude, lentamente.

Da quella porta parole non dette, dolori inconfessati, sequenze emotive concatenate, schemi replicati inconsapevolmente, abitudini non funzionali.

La magia del Coaching con leggerezza porta la luce e arriva la chiarezza.

Lo so che avverrà, forse nelle prime sessioni o forse a metà percorso ma so che avviene. La fiducia che si costruisce, le domande e l’ascolto attivo, la responsabilità e l’energia profusa da entrambi é la straordinaria Alchimia che realizza la Magia del Coaching.

Sto lavorando in One-To-One con delle donne straordinarie e con un uomo altrettanto sorprendente che hanno delle incredibili capacità, talento e una bellezza d’animo commovente.

Settembre é stato intriso di sessioni profonde e questo Ottobre londinese, finalmente piovoso, mostra giá sessioni intense e ricche di emozioni forti, si lavora tanto ma si ride anche con una nuova consapevolezza.

Si affrontano tematiche complesse e azione dopo azione a piccoli passi o con salti prodigiosi, scatti di crescita si arriva ad individuare quella personalissima strada che porta alla meta.

Tutto parte con una sessione gratuita di coaching dove ci si conosce, si individuano i bisogni da soddisfare. Sin da quella prima ora si intravede il possibile percorso e cosa posso fare io umile strumento del coaching affinché la Magia del cambiamento si realizzi. La Magia di far accadere la vita che si desidera con la volontà di arrivare alla piena armonia di se stessi. Quell’ora di coaching dá i primi strumenti, conferma che si é in cammino e la/il Cliente volge lo sguardo attento al proprio Sé Creatore

Gli obiettivi fissati a inizio percorso si perfezionano si compiono azione reali, il cammino é tracciato. Da quello stato di blocco, di indecisione, da quel fare e sbagliare, di quel fare e riprovare si arriva al fare e si raggiunge l’obiettivo con forza creativa e generativa.

Questo é il coaching toccare con mano la grandezza dell’essere umano, quella inesauribile forza di ripresa e rinascita. L’alchimia trasformativa si compie.

Sono grata a questa professione che mi aiuta ogni giorno di piu portare avanti il mio scopo nella vita: essere una componente della Magia del tuo Cambiamento.

Il coaching é Magia perché tutto accade se tu lo vuoi.

Com’é la tua RUOTA DELLA VITA?

L’immagine del post é la personalizzazione della Ruota della Vita realizzata da una straordinaria illustratrice che ha scelto di lavorare con me.

Ha scelto di personalizzarla secondo il suo gusto, usando colori e immagini che simboleggiavano maggiormente ogni aerea della vita.

La Ruota della Vita è una delle prime attività che propongo al cliente. Permette di iniziare la personale riflessione sullo stato di benessere e verificando area per area a conclusione dell’attività il risultato è chiaro.

Gli spicchi, corrispondono ad un’area specifica della vita: Crescita Personale, Obiettivi, Lavoro/Carriera, Amicizia, Sicurezza, Energia, Autostima, Svago e divertimento, Casa e Famiglia, Relazioni, Finanze, Salute e Benessere devono essere colorati in base al livello di soddisfazione che si percepisce su quella determinata area.

Completata l’attività la Ruota mostra una nitida istantanea del livello di qualità della vita. Mette in evidenza  l’equilibrio che abbiamo conquistato o il disequilibrio su cui si inizierà a lavorare e quindi riportare in equilibrio. La sessione in cui si lavora con al Ruota della Vita è molto importante oltre ad essere delicata: talvolta il/la cliente “vede” per la prima volta il suo quadro d’insieme.

Ripresa periodicamente – anche ogni sei mesi – consente una rapida verifica, un check up del nostro stato interiore sociale professionale ricreativo relazionale ed economico.

Quando me l’ha mostrata e commentata  ho realizzato  quanto la rappresentasse  sia nella sua delicatezza e sensibilitá personale quanto nella sua determinazione professionale.

Attraverso il percorso di coaching di one-to-one Francesca ha mostrato il suo talento, tutte le qualità e capacità, presenti e che al momento erano bloccate.

Durante gli incontri ricchi di profondi spunti di riflessione lei ha riattivato le sue potenzialità creative organizzative mettendosi in cammino. Con impegno ma anche con divertimento Francesca ha riconosciuto Se stessa e si é data il Diritto di essere un’artista – quale effettivamente è.

Ora, quando si presenta si dichiara e non nasconde piu la sua anima sensibile, creativa e le sue capacita di illustratrice pittrice e disegnatrice oltreché aspirante tatuatrice.

Sessione dopo sessione ha costruito il suo programma andando a fondo sul suo perché personale, quello che la motiva e le fa superare le difficoltá vivendo una vita autentica come lei desidera.

La sua Ruota della Vita é appesa in cucina dove lei la può vedere tutti i giorni e avere ben presenti i passi da fare sostenuti e guidati dai passi fatti, in un continuo processo di crescita personale.

La Ruota della Vita é una attività semplice e divertente e come scegliere di farsi un selfie, ma interiore.

Se sei incuriosita/o e vuoi capire meglio cosa puoi ottenere lavorando con me scopri il servizio del one-to-one e contattami: la pre-sessione é gratuita

Ritorno alla realtá

Hai disfatto le valige e per un attimo assapori il gusto di casa. Ti guardi in giro entri in tutte le stanze e inizi la conta.

Le piante sono assetate. La polvere si é depositata sui libri sulle sedie sui lampadari e sul portatile. Sistemi i bagagli, i souvenir, le mappe, guardi le ricevute di pagamento che trovi dappertutto, sei a casa. La luce ti sembra diversa.

Fai un altro giro ed ecco li vedi.

Sono li, esattamente dove li hai lasciati, accanto all’ingresso vicino al porta ombrelli. Ed ora ti guardano.

Non ora! Per carita, non-ora!.

Al rientro quando hai ancora il sapore dolce del relax dei giorni di libertà, di sospensione dalle tensioni, lontano dal carico di lavoro, dalle to-do-list che non finiscono mai, dalle scadenze e dai pagamenti, non vuoi vedere nessun problema. Ma loro sfacciati sono li.

Ti volti e vai in soggiorno cercando un modo per sbarazzarti dei problemi irrisolti. Ti chiedi: perché sono ancora li e non sono andati via?

Ecco, questa situazione é davvero frequente. Il rientro dalle vacanze spesso é difficile non per la fine delle vacanze in se, ma soprattutto perché il rientro coincide col ritrovare i problemi che non abbiamo risolto.

Che si fa?

L’impulso é duplice continuare a procrastinare o affrontarlo di petto e RISOLVERLO. Ma se si tratta di un problema che hai trascinato per tanto tempo – non solo ti sembrerà più intricato, ma tentando di risolverlo in un solo colpo alla prima difficoltà lo metterai di nuovo da parte. Ne più e ne meno di quando avevi fatto la volta precedente.

Per quanto non ami la matematica il primo aiuto arriva dalle espressioni algebriche.

Per la soluzione dei problemi puoi utilizzare la semplice regola delle espressioni: i passaggi delle espresssioni algebriche chiariscono bene come trovare il risultato.

Hai mai svolto una espressione algebrica in un solo passaggio? Io no, ma non faccio testo perché in matematica sono una schiappa!  Ma so da altri piú competenti che sono necessari piu passaggi.

Quindi un problema si risolve a piccoli passi, cosi da tenere sotto controllo il procedimento e vedere se tutto fila.

Una modalità che io uso – come ho detto prima la matematica per me potrebbe essere un’opinione – e mettere nero su bianco il problema, mi aiuto con post-it, colori e per ogni punto aggiungo dettagli sul da farsi e capire se e strategico per la soluzione.

L’aspetto più importante è (ci risiamo, la matematica mi persegue) rispettare la regola di risoluzione: non puoi partire dall’esterno se non hai risolto l’interno

Durante le sessioni di coaching emerge spesso questa situazione: una problematica di tipo professionale che il Cliente lega a fattori esterni spesso richiede invece un personale lavoro interiore.

Assegnare il tempo per osservare il problema nella sua interezza è un corretto punto di partenza, capire cosa implica a livello emotivo e cosa ci infastidisce.

È importante capirne la dimensione e le eventuali propaggini: stabilire quanto tempo servirà e stabilire quando occupartene e da cosa iniziare. L’analisi mostrerà il livello di difficoltà e ti aiuterà a trovare il modo migliore per risolverlo e capire se ti servirà un po di supporto.

Non sei una persona che chiede aiuto? Perché ti scoccia, perché non ti va di parlare dei tuoi problemi? Imparare a condividere la parte meno esaltante di noi ci aiuta a mostrarci nella nostra umanitá, ma questo é un altro discorso, ne parleremo un’altra volta.

Partorire il sito web e Ri-Nascere

Partorire il sito web e Ri-nascere se stessi è un affare importante

Mettere insieme i pezzi e dichiarare il proprio io personale professionale e interiore richiede una profonda conoscenza e riflessione su se stessi.

Quando é tua madre che ti regala al mondo é un fatto – apparentemente semplice – ma quando sei tu che scegli di darti al mondo é tutta un altra faccenda.

Farlo –  nella sua gestazione – ha richiesto tempi più lunghi dei canonici 9 mesi. Se posso fare un proseguimento della metafora della gravidanza, sapere che partorirai non solo l’individuo professionale ma anche quello privato e pubblico – quindi un parto plurigemellare – richiede molta più preparazione.

In questi mesi, dove la data di ri-apertura del sito è stata più volte rimandata ho dovuto fare i conti con il “chi sono” per me e il “chi sono” per gli altri che mi leggono e mi scelgono come coach e scrittrice.

Le fasi che ho attraversato sono passate dalla sicurezza e fiducia estrema a lunghi momenti di tenebra in cui non mi riconoscevo.

Conoscere sé stessi é un viaggio che non finisce mai e la nostra evoluzione influenza il nostro approccio alla vita, le scelte fatte e oltre questo, conoscere sé stessi richiede una costante armonizzazione della nostra personalità.

Avevo deciso di creare un sito ex-novo per la mia professione da Coach, quindi ho attivato la macchina esecutiva e lo studio grafico, che ha ideato il logo seguendo le mie richieste più interiori, scelte di colori e significato di ogni singola linea. Ho iniziato a lavorare sui contenuti e, terminato il logo é arivata la crisi!

Avrei avuto un sito come coach è uno come scrittrice e questo dentro di me non funzionava. Sentivo di essere separata, divisa a pezzi. Il ragionamento fatto all’inizio non funzionava piú a livello emotivo e interiore.

L’abitudine a catalogare, etichettare si era mostrata in pieno. Ancora una volta stavo per ricadere nel solito terrore: facevo viveresolo quel lato della mia personalità ricca di energia verso l’esterno proiettata verso gli altri. Una luce e un sole perenne.

Per un mese ho bloccato tutto: troppo colore, troppo energia verso l’esterno e niente dell’energia interiore. Quella parte oscura quell’energia nucleare della mia personalitá determinante per ogni mio cambiamento la stavo ancora una volta lasciando da parte.

Le sensazioni e il vedere quei colori che mi rappresentavano nel logo non erano completi. La risposta è stata semplice: essere me stessa con tutte le mie sfumature di profondo nero, rosso acceso, giallo acido blu elettrico e viola metallico.

Il sito presenta me per quello che sono  oggi, ma, cambierà sicuramente come cambio io.

Ho imparato un nuovo livello di conoscenza. Ho imparato che quell’ INSIEME cosi diverso, apparentemente contrapposto é il funzionale sostegno perche tutto sia armonico e libero per una piena espressione di luce e ombra.