I cambiamenti delle Condomine

I cambiamenti delle Condomine

I cambiamenti delle Condomine
Dalla cantina al primo piano, poi al limbo e ora a pieno titolo nel condominio non piu ospiti di seconda categoria ma propietarie. La vita cambia e non cambia a caso. La rigida categorica e so-tutto-io della CapoCondomina ha toccato con mano che ci sono tantissime cose che lei non sa (non sa niente dell’amore e di poesia e molto di piu non sa divertirsi e godere della vita), non sa fare (mediare con il suo tutto assoluto), non sa immaginare (una vita avventurosa), non sa sognare. E senza il supporto/stimolo delle condomine a metá tra odio e amore si é persa.
Scontrarsi con le sue incapacitá emotive/relazionai e il rientro e accetttazione delle condomine come parte integrante della sua vita é stato quel passo verso una nuova conoscenza di se stessa. Anche Innmorata, Ribelle e Eterna-Adolente si ritrovano nel condominio con un titolo diverso non piu cittadine di serie b ma donne che esprimono il loro pensiero la loro volontá si muovono vero i loro desideri.
A volte mi sorprendo della vita e della sua forza di rinnovamento, come scalare una montagna alta ripida dura per poi girarsi e poter dire – ah ecco non pensavo di arrivare sin qui. La sorpresa piu grande é, se mi permetto di guardare indietro, osservare le mie svolte. Ho in memoria il ricordo di fedele adesione che si dovec=va avere verso la propria idea. Per educazione, per momento storico, politico. Per cultura chi non era fedele all’idea dichiarata e abbracciata, che fosse credo politico religioso matrimoniale etc non era persona degna di fiducia e non era dicerto ben visto dalla societá; in poche parole un traditore in primis della sua parola. Guardandomi indietro mi rendo conto di quanto retaggio neagativo la nostra soocietá si porti dietro rispetto al cambiare idea. Cambiare qualcosa di se stessi non era ne ben visto ne socialmente agevolato se non addirittura osteggiato. Ecco che di improvviso un altro pezzo del puzzle si aggiunge, ecco spiegata tanta resistenza a cambiare qualcosa di me stessa. Sono cresciuta con l’idea di non poterr cambiare idea, di non poter tornare sui miei passi e volgerli in una direzione diversa. Non era consentito. Nel seguire questo pensiero una riflessione arriva inattesa: quanto di me sarebbe potuto essere diverso se avessi avuto l’autorizzazione a cambiare? Cosa sarebbe successo se avessi potuto deviare da quella regola non scritta di non-cambiamento?
Quando noi cambiamo anche il nostro mondo circostante é chiamato a cambiare: deve riadeguarsi al nostro nuovo modi di rapportarci e tutto questa trasformazione crea un grave disturbo si tratti di un cambiamento di stato sia che vogliamo vivere in una cittá dversa o non vogliamo piu camminare insieme a quella persona o abbiamo deciso di tagliarci i capelli o abbiamo scelto di studiare di nuovo o di imparare a balllare la capoeira. Ecco che il nostro piccolo mondo ci guarda, nella migliore delle ipotesi, con meraviglia o in casi ben peggiori osteggiando e spesso ghettizzando l’evoluzione impedendo con regole non scritte la nostra trasformazione, per il semplice fatto che muoviamo negli altri domande, domande fastidiose e inopportune per la maggior parte delle persone.
Ho incontrato nella mia vita tante di quella letteratura che raccota nella pratica quanto sia importante darsi il diritto di cambiare idea di avere il proprio pensiero e attuare le proprie scelte, eppure il diritto di essere pienamente se stessi e ancora da compiersi.

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