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TUTTO AVVIENE SECONDO NECESSITÁ

Ti sei mai fermata/o a riflettere sul perché del tuo generico malessere? Che questo sia noia, dolore, tristezza, rabbia, inquietudine, disorientamento, fatica, frustrazione, inconcludenza o altra emozione che determina il tuo stato c’e una ragione ben precisa.

La prima chiarezza da fare é sul tipo di emozione che provi.

Di solito rispondiamo “è lo stress”, abituati a questo termine stra-abusato e utilizzato impropriamente, nominando così uno stato psico-emotivo differente.

Questo cosa provoca: chiudi con la generica parola stress una condizione che non indaga e non chiarisce e non identifica la vera causa del tuo malessere.

Lo stress del lavoro, lo stress dei soldi, lo stress delle relazioni, lo stress della vita moderna, lo stress dei social, lo stress della salute e quant’altro mettiamo in questo calderone dello stress ci inganna e ci porta fuori strada.

Abbiamo assunto – come spesso accade – questa parola perché ci conviene. Ci fa risparmiare energie e ci dà una risposta immediata. Siamo abituati – ormai da tempo – a soddisfare le nostre più banali esigenze con un click del nostro mouse. Ed é fantastico!. Tuttavia darci quel tipo di risposta significa liquidare in modo superficiale il nostro stato d’animo, senza aver cura di noi stessi, del nostro sentire.

Dirti “è lo stress” equivale a “dai… lo sai …non ti pre-occupare, questo periodo/situazione passerà” il che determina NESSUNA COMPRENSIONE, NESSUN CHIARIMENTO DEL NOSTRO SENTITO, NESSUNA AZIONE ADEGUATA A FARCI STARE BENE. Risultato il periodo di stress continuerà.

Il tuo malessere é una chiave che devi saper tenere in mano e usare:

TUTTO AVVIENE SECONDO NECESSITÀ

La tua rabbia, la tua paura, il panico, la tristezza, la frustrazione, il dolore, la rassegnazione, la malinconia, l’ansia, il rifiuto, la vergogna, l’invidia sono la chiara espressione di una tua NECESSITÀ, di un tuo BISOGNO.

Tutto ció che noi vogliamo e facciamo avviene per NECESSITÀ. La nostra necessità.

Catalogarla sotto la voce “Stress” come abbiamo visto ti impedisce di capire cosa esattamente ti fa arrabbiare o quale evento ti ha provocato frustrazione oppure ti impedisce di indagare quali situazioni non gestite stanno generando ansia.

Quando ascoltiamo il nostro stato psico-emotivo, quell’iniziale e non meglio precisato malessere, sta emergendo una NECESSITÀ.

La NECESSITÀ arriva per darci due istruzioni.

La prima istruzione è ascoltare l’emozione che ti arriva: identificarla e nominarla.

Ora che sai cosa realmente sta provando, hai l’opportunità di precisare quale è la NECESSITÀ che VUOI soddisfare.

Potrai quindi scoprire che il rifiuto che provi ti allontana dalle relazioni ma sono quelle di cui hai bisogno. La rabbia di non aver conquistato la posizione lavorativa ti mostra chiaramente che desideri quel ruolo. La tristezza che ti pervade é il risultato di una aspettativa non realizzata e ti sta dicendo quanto bisogno hai che quello che “desideri” si realizzi.

La seconda istruzione della NECESSITÀ è dare una risposta pratica. Tutto AVVIENE SECONDO NECESSITÀ ci dice che possiamo farlo accadere e da che mondo è mondo costantemente avviene.

Cosa ci permette di mettere in pratica la seconda istruzione? Le nostre AZIONI. Quanto più noi saremo attenti alle nostre emozioni, ascolteremo il nostro stato, lo preciseremo, tanto più avremo la possibilità di mettere in AZIONE la nostra VOLONTÀ.

Sara la tua volontà, quella forza interiore utilizzata dall’essere umano per compiere autonomamente quelle azioni, prendere quelle decisioni, che ti consentirà la realizzazione, creare l’avvenimento.

Perché TUTTO AVVIENE SECONDO NECESSITÀ

Un momento di solitudine immersa in mille pensieri

Un momento di solitudine immersa in mille pensieri
Si impara tanto nella vita è una delle esperienze più importanti dell’ultimo periodo e imparare a riposare e recuperare energie mentre sono ancora in piena attivitá, lavorando e impegnando molte energie mentali e fisiche. Ma ho capito che riesco a recuperare energie perché sto facendo esattamente ció che voglio e questo mi fa stare bene e riesco a superare stanchezza con una passione e motivazione che va a mille.
Il passo successivo è trovare quell’imprescindibile momento di solitudine.Mi é necessario, come mi é indispensabile l’acqua.
Ne ho bisogno un po tutti i giorni. É una necessaria solitudine per ricentrarmi, osservare dove sono, dove sto andando e cosa voglio fare, e parlare con il mio io interiore.
Quell’io che si diverte a creare in continuazione, elaborare nuove progetti, trovare idee, scatenare curiosità, pone continuamente domande che esigono risposte, mi chiede di saltare e fare priroette incurante di tempi, competenze, studio lavoro, crea una sorta di carburante addizionale che mi da appunto energie non reperibili sul mercato.
Quell’io crea, progetta, programma e Io eseguo. Per questo abbiamo bisogno di parlarci e quel momento può essere solo nostro quindi cerco il silenzio, spesso lungo una strada affollata o nella resa della tube chiudo gli occhi magari appiccicata alla giacca di qualcun altro che legge il giornale sul tablet, o sola lungo il fiume o attraversando il parco la sera quando il rumore del vento contrasta il rumore di fondo della citta ancora attiva.
In questi momenti ci ritroviamo unendo le nostre anime che lavorano separate ognuna portando il proprio contributo. Parladoci sul perche di un ritardo e cercando di capire l’impazieza che esige una tempsitica che come esecutrice mal riesco a concertare.
Cosi, in questo dialogo muto di parole che viaggiano nella mente e nel corpo, trovo quella solitudine necessaria per parlarmi, per chiedermi come sto e se tutto va bene. Siamo sincere, é per questo che ho bisogno di lei e lei di me. Ci tuffiamo nei mille pensieri, serfiamo s questo onde senza preoccuparci se sono di fatte di tristezza di felicitá di amarezza di gratitudine di passione. Abbiamo bisogno di guardare tutto questo e non abbiamo paura in questa necessaria solitudine.

Attimi di solitudine per trovare un perché

Attimi di solitudine per trovare un perché
Spesso, abbastanza spesso, ho bisogno di stare da sola. Avviene come quando ho sete e si cerca spasmodicamente l’acqua. Cosí ho bisogno di allontanarmi da persone, situazioni, suoni.
É un bisogno di salvezza quello che mi spinge ad allontanarmi da tutto quello che amo di piú nella vita, le persone appunto.
Eppure, ho bisogno di spegnere tutte le luci, il sole, il fuoco, le parole amate e andare nel buio, dentro le tenebre. Dove c’é lei. Quella parte di me che ha bisogno di stare sola.
Mentre scendo gli scalini le ombre mi accolgono in un fresco notturno, il respiro diventa regolaree poi rallenta diventando piu profondo e il pensiero si allunga solitario, permettendosi code e strascichi.
Nessuno mi segue, non una voce arriva.
In quel buio di pace e distante dal frastuono, ci ritroviamo.
Le parole non sono pronunciate viaggiano da un pensiero all’altro. Ci rincontriamo felici, essendoci mancate l’una all’altra. In questo scambio ci aiutiamo nel capire quel nodo aggrovigliato che non riesco a districare, o colmare un buco di cui non vedo il fondo e che passando tra cuore e cervello mi fa male.
Cerco il perché delle cose come quando ero bambina e mi chiedevo perché esistessi, e tutte le persone che mi stavano intorno non seppero darmi una risposta. Mi liquidarono con l’indice che si spostava ritmicamente da destra a sinistra e con le parole “non é carino chiedere sempre perché”!
Pian piano ho iniziato a chiedere a lei che sta sempre li giú nelle tenebre avvolta di luce.
Talvolta é lei che mi chiama e io corro appena posso. Altre volte sono io che corro da lei per farmi consolare tra le sue braccia, e lei che non piange mai beve le mie lacrime.
C’é sempre un perché da spiegare, e lei non si tira mai indietro.
In questi attimi di solitudine trovo i perché, tutti quegli non spiegati e i prossimi.

Sul disagio e altre faccende scomode

Sul disagio e altre faccende scomode
Sono le 4:30 del mattino e i pensieri mi svegliano. La maglietta mi da fastidio, mi prude. C’é qualcosa che mi disturba, forse anche l’aria rarefatta. Strisciando, ma proprio per questo lo noto subito con la coda dell’occhio questo informe “essere” immateriale, mi dá il buongiorno prima che io sia sveglia.
Non so se allontanarmi come farei di fronte ad un serpente e guardarlo da lontano oppure ucciderlo,
Non faccio nessuna delle due cose perché “l’essere” mi gira intorno silenziosamente.
Non mi vuole spaventare, solo esserci.
E lo guardo, cosa vuole da me? Non dice una parola, E io con la maglietta che prude e l’aria irrespirabile gli do le spalle ma niente cambia. Sta ancora li, pesante. Mi chiedo cosa posso fare, vorrei tanto che se ne andasse, che non mi stesse vicino e non mi faccia sentire con i nervi tesi pronti a scattare quando ancora sono le 4:50 del mattino.
Sto ore o forse anni in questa incapacitá attuattiva.
Se dicesse qualcosa questo strisciante “essere” mi aiuterebbe. Potrei chiedergli perché é venuto a trovarmi, che intenzioni ha, e cosa si aspetta da me. E invece sta li zitto con la presuntuositá di dover essere compreso senza proferire parola.
Io so solo che mi sta infastidendo sempre di piú e la maglietta prude come se fosse cosparsa di istamina.
Lo guardo e lo riguardo, sembra compiaciuto della mia attenzione, cercando di trovare elementi che mi facciano ricordare dove l’ho gia visto. In effetti credo di conoscerlo e non mi sta per niente simpatico.
Si, ecco qualcosa riaffiora. Si, é venuto altre volte a svegliarmi con quel suo strisciare sibilante alle 4 del mattino e talvolta anche prima. Come sempre sta zitto ma é veramente pesante, Me lo sento sullo stomaco come quando si mandano giú pietre o a volte mi pesa sulla testa come se il torchio mi strizzasse il cervello.
Si vieni qui e ogni volta si mimetizza, ma ho capito chi é. Mi guarda contento che l’abbia smascherato.
Lo vedo chiaramente ora, sará che ormai alle 5:43 é giorno. Quel sibilo inizia ad essere comprensibile, mi parla direttamente, mi sta indicando la strada, una nuova, quella che stavo percorrendo non va bene, non va bene per niente.
Stará con me per qualche tempo l’essere sibilante, continuerá a farmi prudere la maglietta, giusto il tempo per capire ogni punto del percorso, ma é sicuro che dovró cambiare strada.
Apro la finestra e mi tolgo la maglietta.