Un credo convinto e le etichette di fabbrica

Un credo convinto e le etichette di fabbrica

Un credo convinto e le etichette di fabbrica
Da degli studi effettuati si dice che quando noi siamo interessati a qualcosa o nella nostra vita avviene un evento speciale, ecco che vediamo intorno a noi un proliferare di situazioni o persone che vivono la nostra stessa situazione. Si chiama attenzione selettiva. Avviene quando scegli la macchina che ti piace e di punto in bianco vedi parcheggiata ad ogni angolo o sfrecciare per la strada l’auto dei tuoi sogni, avviene quando si é in gravidanza e intorno a te tutti hanno il pancione. Avendo riflettuto e lavorato su me stessa: chi sono cosa, cosa voglo, dove vado e soprattutto perché, ho verificato che molte persone si sentono circondati senza possibilitá di fuga dalle etichette che ci hanno affibbiato. Non sto parlando dei vestiti griffati, sto parlando dell’etichetta che di volta in volta ci viene conficcata addosso con una spara punti potente e, voilá le etichette si appiccicano su di noi per l’eternitá. A farci caso questo avviene giá dai primi anni quando siamo bambini viene detto – ha soli 3 anni ma é un terrremoto – oppure – lei é cosi responsabile, ha soli 6 anni ma sembra una donnina fatta! Il gioco continua durante tutto il corso della nostra vita. Tutti lo facciamo verso tutti. Il nostro economato ci impone queste categorizzazioni/etichettature per stabilire e capire con chi abbiamo a che fare. Se abbiamo un amico/a che non é affidabile relativaente all’orario sapremo che quando diamo appuntamento per le 6 lei/lui probabilmente verrá alle 7. É utile, ci fa risparmiare tempo e ci da la – falsa – idea di tenere tutto sotto controllo. Il rovescio della medaglia é che le etichette le categorizzazioni sono rivolte a noi stessi. Noi siamo oggetto di etichettattura. Dopo averne guadanato una sfilza che ci individuano come poltroni, coraggiosi, con l’argento vivo addosso, timidi, introversi pettegoli, instancabili, attraenti, sciatti simpatici e ancora e ancora, noi chi siamo? Arriva un momento in cui tutte queste etichette ci prudono, nel fianco dove la maglietta sfrega sulla pelle, nel colllo non ne parliamo la vorremmo staccare a morsi, sull’anca non solo ci prude ma ci fa male. Inizia la difficile verifica di capire se noi siamo quelle etichette o siamo altro. Confusi, inicuri e increduli la persona che ci fissa nello specchio sembra un po diversa da noi! Inizia il lavoro di scucitura di queste etichette, e non é un lavoro per niente facile. Per anni ci siamo conformati a questa categorizzazione al punto che ci crediamo pure noi. Talvolta accade che l’etichetta affibbiata corrisponda ad una parte di noi stessi: sempre la ritardaria sa di esserlo ma il suo ritardo é da imputarsi magari ad una scelta, risponde ad una protezione/sicurezza o nella sua scala dei valori la precisione non é in cima. La situazione si complica fortemente quando l’etichetta risponde ad una mera percezione altrui e non ci corrisponde ma gravemente ci siamo abituati, ci crediamo, infine lo siamo diventati. – Ohh é un timidone – non capirá mai niente di matematica – é un irresponsabile – e noi ci impegnamo a portarle le etichette ogni giorno,ma quel giorno davanti allo specchio niente torna. Toglierci l’etichetta é faticoso, é un duro lavoro su stessi per capire chi siamo recuperando quelle parti che sono state annullate, mai sperimentate e vissute e che ci renderanno la verita su noi stessi

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