Una Poetessa e Scrittrice. Il diritto di esserlo

Oggi ho dato il diritto a me stessa di essere una Poetessa e Scrittrice.

Oggi nasco come Poetessa e Scrittrice. Abbiamo tutti il diritto di nascere,
L’ho fatto attivando il mio sito web Matilde Scarpa dove si parlerá di Poesia di Vita e non solo.
Ho sempre scritto e quando ho smesso sentivo qualcosa pungermi il fianco. Si era la Poesia che cercava di venire fuori e mi pungeva perche non gli davo retta!

Poi ho ripreso la penna in mano e ho ho ripreso a respirare.
Ho ripreso ad esprimere me stessa e tutto quello che la mia censura interiore mi vietava di essere.

Lentamente, e questo l’ha tenuta in vita.

La Poesia ha superato cassetti polverosi, agende ingiallite dal tempo, lunghi orari di lavoro. Ha resistito a quelle voci che la denigravano, alle sconferme.

Non ha avuto di che nutrirsi, e per lei non c’era mai tempo. Eppure non é mai andata via. É rimasta li ad aspettare. Paziente.

Potevo non farla nascere? Potevo ucciderla? NO! Mi sono data di il DIRITTO di scrivere e di far conoscere la mia Poesia.
Voglio celebrare questa nascita con tutti Voi. Condividere questo momento della mia vita con voi.

Si, nasco a nuova vita, quella che voglio vivere. Sará una nuova ed entusiasmante avventura, andró incontro a mondi nuovi da esplorare, forse con salite faticose ma riconoscente verso quella parte di Me che mi ha sempre amato anche quando io non la facevo parlare.

Voglio avere come madrina per la mia nascita una poesia bella e importante che descrive, credo non solo per me, lo stato d’animo di chi viene “colpito” dalla Poesia.
eccola
La Poesia di Pablo Neruda
… e Voi come vi siete sentiti la prima volta che avete scritto un verso? Datevi il diritto di far nascere la vostra Poesia. Io … “io non sapevo che dire” …e poi “il mio cuore si sparpaglio nel vento.”

Accadde in quell’etá… La poesia
Venne a cercarmi. Non so da dove
sia uscita, da inverno o fiume.
Non so come né quando,
no, non erano voci, non erano
parole né silenzio,
ma da una strada mi chiamava,
dai rami della notte
bruscamente fra gli altri,
fra violente fiamme
o ritornando solo
era lí senza volto e mi toccava.

Non sapevo che dire, la mia bocca
non sapeva
nominare
I miei occhi erano ciechi,
e qualcosa batteva nel mio cuore.
febbre o ali perdute,
e mi feci da solo,
decifrando
quella bruciatura,
e scrissi la prima riga incerta,
vaga, senza corpo, pura
sciocchezza,
pura saggezza
di chi non sa nulla,
e vidi all’improvviso
il cielo
sgranato
e aperto,
pianeti,
piantagioni palpitanti
ombra ferita,
crivellata
da frecce, fuoco e fiori,
la notte travolgente, l’universo.

Ed io, minimo essere,
ebbro del grande vuoto
costellato,
a somiglianza, a immagine
del mistero,
mi sentii parte pura
dell’abisso,
ruotai con le stelle,
il mio cuore si sparpaglio nel vento.

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